Mercoledì, 30 Marzo 2011 22:16

D. Albanese, Non dire madre

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nondiremadreUn esercito di donne. Non eroine, ma umane (ma verrebbe da chiedersi quando in letteratura non lo sono state), non sentimentali ma dai sentimenti immediati.

Questa la composizioni dei racconti raccolti in Non dire madre di Dora Albanese, edito dalla Hacca Edizioni.
Attraverso l’escamotage della maternità la Albanese ci racconta la donna, la Lucania, sua regione d’origine e l’Italia stessa, quella del passato e quella del presente, che diventa donna e madre di noi tutti.
La femminilità, la maternità sono temi sviscerati che esulano da ogni contesto geografico e penetrano a fondo nell’anima del lettore, violentandolo quasi, con la quotidianità, quei pensieri nascosti che, pure, abitano l’animo femminile, lo rendono anche un po’ crudele, alimentano la fiamma vitale che a volte si nasconde e si fa sciatta quasi a bella posta.
Femmina, donna, compagna, madre, il femmineo gineceo della Albanese non si esaurisce alla ricerca di se stesso, si sdilinqua nel trucco che si scioglie sul viso, nell’odore acre della carne che genera altra carne, nella impietosa visione delle paure, delle viltà e anche della crudeltà che, al femminile, spesso è ricerca di se stesse, o di un accenno di comprensione di ciò che si è.
Matera con i suoi Sassi fa da sfondo ai racconti, che spesso sono racconti di esuli, di “straniere” in terra: donne che se ne sono andate per fare i conti con se stesse, con il loro passato, con il futuro che vorrebbero avere e con una società nuova che non mette distinzione al sesso femminile, perché il “genere” di nascita non sempre è quello che dipana l’anima in ogni sua sfumatura.
Un libro difficile, che ha bisogno di una gestazione nel profondo per potersi liberamente manifestare allo scoperto. La Albanese non semplifica la vita del lettore, lo costringe ad entrarsi dentro, a fugare ogni possibile dubbio riguardo le prove che deve superare per trovare la strada giusta. Un mondo di persone semplici raccontato però in maniera complessa, con un linguaggio fortemente introspettivo, a volte lirico, a volte, semplicemente, troppo velocizzato, che pretende di raccontare dell’impossibilità di essere “normali” e del dovere di rifondare la vita ad ogni costo, di rinominarla, rimescolarla per poter diventare grandi sul serio.

Dora Albanese, Non dire madre, Hacca Edizioni, pag. 183, € 12

Edyth Cristofaro

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