Mercoledì, 23 Febbraio 2011 22:56

Paolo Benvegnù_ Hermann

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cover_hermann_defCD MUSICA- Hermann viene alla luce il 18 febbraio 2011, e chiede perentoriamente di essere ascoltato con attenzione. Anticipato dal singolo “Andromeda Maria”, il nuovo lavoro d(e)i Paolo Benvengù (Luca Baldini: basso; Andrea Franchi: batteria, chitarre, synth, pianoforte; Guglielmo Ridolfo Gagliano: chitarre, synth, pianoforte; Michele Pazzaglia: crakle-box, suond engineer; Paolo Benvegnù: voce).

Edito da La pioggia dischi/Venus è il risultato di un percorso estrospettivo verso il mondo e prende spunto dalla lettura di un manoscritto, che dà poi il titolo all’album, di tale Fulgenzio Innocenzi. Curioso notare come di tale autore non si trovi notizia – perlomeno online –, destando l’impressione che tale ispirazione sia piuttosto un espediente: pubblicitario (per i maligni) o artistico (per tutti gli altri), come se Hermann altro non sia che un alter ego letterario-musicale dello stesso Benvegnù.
Le tredici tracce del disco sono sostanzialmente coerenti, nonostante sia percepibile a un orecchio allenato alla sua scrittura, la differente cifra stilistica che anima brani che di Benvegnù non sono o che sono stati scritti a quattro o più mani con gli altri componenti del gruppo; del resto, anteporre l’articolo maschile plurale al nome del cantautore, designa un’identità collettiva già sperimentata con successo, ma di cui tuttavia proprio Paolo Benvegnù è il centro propulsore. Il risultato, è comunque ottimo: un cantautorato che non si parla mai addosso, ambizioso ma mai presuntuoso; e che riesce anche a farsi ascoltare, ad imporsi all’attenzione dell’ascoltatore.

Come nei precedenti lavori, la raffinata armonia di testi e musica accarezza l’orecchio costruendo percorsi di immagini, con accostamenti semantici inaspettati (“e ho perso falangi nei combattimenti / e nelle fabbriche”, “Io ho visto”): suggestioni letterarie, bibliche e mitologiche si rifrangono in echi personali, in cui l’esperienza individuale diventa semplicemente una manifestazione dell’universale essere dell’umano.
Emblematico a riguardo, il testo della seconda traccia, “Moses”, che si apre con una crudelissima osservazione di fatto: “Nascondi la verità / la vita non ti basta / e sentirsi vivi costa”; per poi affondare con: “E non è curiosità / che spinge le intuizioni / ma semplicemente noia, / paura di perdersi, / difendere i confini. / E allora controlli / e come Ulisse poi distruggi senza senso Troia”. Il tutto accompagnato da una batteria incalzante e un acido giro di violini.
Andando avanti con l’ascolto ci si imbatte in una vera e propria perla, “Avanzate, ascoltate”, quarta traccia.
In essa la scrittura di Paolo Benvegnù raggiunge uno dei suoi vertici più alti: la struggente malinconia del pianoforte si sposa perfettamente con la disillusione del testo cui fa tuttavia da contraltare un’anomala e inattesa utopia di miglioramento: “che i figli possano abbracciare i padri / e tornare a vivere / e a scegliere / e a illudersi di apprendere la verità dagli uomini”.
Altro picco, “Achab in New York”, per cui sembra basti un solo, suggestionato aggettivo: totale. “Achab in New York” è un canto d’Amore universale verso la possibilità di esistere, ovvero: “inventa e spara per sentirti libero / fai del silenzio un crimine”; e più avanti: “ma io sono molto più veloce / e non mi prenderete mai / perché sono legato alla terra / e alla terra mai mi slegherei”.
Degne di essere citate anche “Sartre Monstre”, “Johnnie and Jane”, “Il mare è bellissimo”, “Love is talking”.

Alla fine dell’ascolto di Hermann resta un silenzio riempito di frammenti di suoni e parole a galleggiare in aria, in una sorta di prolungatissima eco.
Aspettative, ancora una volta, non deluse.

TRACKLIST
- Il pianeta perfetto
- Moses
- Love is talking
- Avanzate, ascoltate
- Io ho visto
- Andromeda Maria
- Achab in New York
- Sartre monstre
- Good morning Mr Monroe
- Date fuoco
- Johnnie and Jane
- Il mare è bellissimo
- L'invasore

Chiara Macchiarulo

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