Martedì, 28 Settembre 2010 14:15

EDITORIALE_ Patagonia: si scrive acqua, si legge democrazia

Scritto da Elsa Piccione
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Sapete cos’è la Patagonia? È così lontana che molti di noi neppure la conoscono. E non la conoscevo nemmeno io, perlomeno non così bene da poter dire che si tratta di una terra da difendere. A ogni costo.

patagonia1_-_Angel_ParraLa Patagonia è un angolo del Pianeta Terra (posta all’estremo sud dell’America Meridionale) che va protetto. Da cosa vi starete chiedendo? La serata del 22 settembre scorso al Circolo degli Artisti di Roma Voci per la Patagonia. No alle dighe in Patagonia. Si scrive acqua, si legge democrazia una risposta concreta l’ha data. Proteggere la Patagonia dal progetto HidroAysén realizzato dalla ENDESA (società spagnola di proprietà dell’ENEL e di COLBUN) per costruire nel cuore della Patagonia 5 dighe sui fiumi Baker e Pascua. Insomma uno sterminio assoluto della biodiversità, con la conseguente distruzione di uno dei pochi angoli del nostro pianeta ancora incontaminati. Ecco perché l’Italia con la campagna “Patagonia senza dighe” rilancia l’appello alla mobilitazione della coalizione internazionale “Consiglio per la difesa della Patagonia”, cui chiunque può aderire cliccando su www.patagoniasenzadighe,org.
Una serata per riflettere e pensare a come il mondo dell’economia (pieno spesso di uomini senza scrupoli) fagocita il patrimonio naturale, la terra che ci ha generato, un universo incontaminato dove vivono persone che per cultura, nel DNA, possiedono un contatto sacro con la natura.
Molte le testimonianze raccolte nel video proiettato nel corso della serata che illustrava il progetto dell’ENDESA. Per esempio quella di una ragazza di origini italiane che vive in Patagonia con i suoi animali e che si sente minacciata dalle continue rilevazioni fatte intorno alla sua casa dagli uomini di ENDESA. Ma anche quelle di alcuni contadini che vivono del raccolto della terra e che guardano con orrore a gli uomini “potenti” che per soldi vogliono distruggere un angolo incantevole del pianeta.

Ed è bastato guardare alcune foto della mostra fotografica allestita nello spazio interno del Circolo patagonia2degli Artisti, dal titolo Welcome to Nuestra Oportunidad (a cura di Patagonian Foundation, the Baum Foundation e International League of Consevation Photographers) per convincersi che la Patagonia non ha alcun bisogno delle mani dell’uomo perché è già splendida così: tra fiumi cristallini rigogliosi, ghiacciai, armadilli, condor, mucche e scorci di cielo mozzafiato. A rendere ancora più suggestiva la serata l’esibizione di alcuni musicisti come Angel Parra, uno dei principali esponenti della tradizione della Nueva Canciòn Cilena, seguito da un tributo alla musica di Victor Jara riarrangiata in italiano. E per finire i Chiloe.
Le strade sono cicatrici di asfalto sul manto brullo di terra che ricopre il mondo, le dighe sono prigioni al rigoglìo di acque fresche e pulite, i pali dell’elettricità sono chiodi che trafiggono la Madre delle madri.
Potrebbe bastare per pensare che ci sono cause che vanno sostenute sempre? Battaglie che dovrebbero essere vinte. Perché la natura, sembra cinica e distante, ma comunica più di un ronzio televisivo monotono. Non si può cambiare il mondo sostenendo la Patagonia, ma di certo si può tentare di far perdere chi fa di tutto per tenerci disinformati. Quindi disarmati.
Sapevate di questa realtà?
Sapevate cos’è la Patagonia? (Io no, ed era un peccato).
Parola d’ordine: Patagonia senza dighe.

Elsa Piccione

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