Giovedì, 17 Marzo 2011 17:03

Angelo Cricchi: fotografo e non mi annoio

Scritto da
Vota questo articolo
(1 Vota)

I capelli arruffati e incolti arrivano quasi fino agli occhi che sono la sua chiave d’accesso al mondo. Angelo Cricchi vede il mondo e lo trasforma secondo la sua particolare inclinazione. Lo incontrammo in occasione della sua mostra di fine novembre dello scorso anno, Misty BeethovenErotic Parade, La pelle a scomparsa del tempo, presso la Mondo Bizzarro Gallery di Roma.

Un ritorno, per lo spazio espositivo, all’erotico forte e dichiarato, con una mostra che ha raccolto dodici scatti del fotografo che ha, nel suo curriculum, collaborazioni con D/La repubblica, Rolling Stone e le versioni italiana,francese e giapponese di Elle.

Le dodici foto in mostra sono un lavoro cavilloso anche di ritocco, una vera elaborazione della realtà.
Sì, ogni foto è ritoccata, ma nulla è stato faticoso. Io mi diverto molto, credo che questo, quando Angelo_Cricchi_DK_Decadencelavoro su un progetto fotografico, sia l’unico momento della vita in cui non mi annoio.

Questa raccolta di foto ha dei chiari riferimenti al mondo dell’arte in generale. Ce ne spiegheresti qualcuno?
In Dream of Venus c’è un riferimento a Dalì, nello specifico a dei cartelloni preparatori per un’esposizione, due lavori che fece realizzare da due fotografi. Ci sono due versioni di questa foto, l’altra è stata anche esposta in occasione della sesta edizione FotoLeggendo, presso le Officine Fotografiche. Quello che cerco di ricordare sempre è che quando hai un riferimento forte devi stare attento.

Oltre che ai riferimenti artistici, quali altri riferimenti?
Io lavoro tanto sull’iconografia. Nella serie che raccoglie “i ritratti immaginari”, quei ritratti non sono reali perché, in realtà, non li puoi ritrarre. Sono donne che non esistono, Giulietta o La Mite di Dostoevskij, Madame Butterfly, o che sono morte, Sara Kane e Frida Kahlo. Sono immagini di quelle donne.

Il lavoro in mostra in occasione della tua personale Beethoven Erotic Parade, curato da Valeria Ribaldi, è tutto in questa mostra?
No, i lavori esposti sono dodici, come i mesi dell’anno, ma le foto realizzate per l’intero progetto sono sedici. Inoltre, questo è solo un tassello di un lavoro più vasto. In cui ho analizzato e analizzerò: Suicidio, Erotismo e Martirio.

Analizzerai?
Sì, ho iniziato con Glomy Sunday, in cui i ritratti immaginari erano di cinquanta donne suicide. Il lavoro è stato quasi esclusivamente letterario, mi sono ispirato ai personaggi mai esistiti come Madame Bovary, e Virginia Wolf per le suicide reali. Questo sull’erotismo, in collaborazione con Misty Angelo_Cricchi_LolitaBeethoven, è una ricerca sull’idea dell’erotismo nell’ambito della fotografia.
Il prossimo lavoro sarà sul martirio, sulle donne e il martirio; forse in quel caso ci sarà anche qualche immagine maschile.

In effetti, dato probabilmente anche il percorso come fotografo di moda, non ci sono figure maschili, almeno in primo piano.
Il mio immaginario sul maschile è più difficile. E poi, mi diverte più l’iconografia che riguarda la donna. Anche perché io lavoro sull’estetica e devo fotografare qualcuno che mi piace molto.
Per esempio lei è Lolita, (mostra una delle foto esposte, N.d.R.). L’ho vista e non poteva essere altro. Io ho un progetto in mente e ho come un file con un TOT di nomi e scelgo il volto che mi serve per realizzare quello che voglio. Ho lavorato così soprattutto per le “suicide”, avevo già in mente come doveva essere Sylvia Plath, quindi l’avrei solo dovuta incontrare.

Tutti i volti possono essere rappresentativi?
Io, come è normale, quando mi imbatto in volti particolari li memorizzo più facilmente.

Come si rapporta alle modelle un fotografo di moda?
Nella serie Beethoven Erotic Parade solo una foto riproduce una modella. In effetti, per un fotografo è facile lavorare con le modelle, puoi fargli fare quello che ti pare, ma io comunque riesco a mettere le persone a loro agio. Forse le attrici sono quelle che creano più grattacapi, (nel dirlo fa una smorfia e sorride ironico, N.d.R.) perché ti chiedono sempre che devono fare, hanno come un problema di identità.

Le persone sono come le opere d’arte?
Io sono un fotografo, sono uno scrittore con la luce, ci tengo molto a questa semplice definizione. Quelli che propongo sono lavori personali. Anche se sono immagini, quindi riproduzioni statiche, sono immagini reali.

E la creatività?
Non dico di non essere creativo. Ci sono gli artisti che usano la fotografia e poi i fotografi. Io ho Angelo_Cricchi_Pink_Rape_Blossombisogno di alcuni stilemi tecnici, e lo devo riconoscere. Nonostante sia un creativo io ho un’ansia che si rapporta più al reale. Devo dare ordine al caos.

Le dodici foto Misty Beethoven Erotic Parade, realizzate in collaborazione con la direzione artistica di quello che fu il negozio di erotismo Misty Beethoven in via degli zingari a Roma, sono diventate più di un semplice catalogo, sono raccolte in un calendario d’arte.
Dodici donne protagoniste in immagini e trecentosessantasei nomi di donne per festeggiare il compleanno di ognuna di loro, donne che hanno cambiato la storia e che sono un modello, ci ha colpito ad esempio la presenza di Nilde Jotti, riportata il  20 aprile.
Una combinazione che può sembrare azzardata soprattutto in questi giorni di manifestazioni in piazza per ricordare che la femminilità va oltre un nomignolo e una semplicistica frase buffa ripetuta ad oltranza e rubata ad una barzelletta per fare giornalismo, nel calendario la “parata” raccoglie donne che raccontano l’erotismo nella fotografia di Angelo Cricchi e che ci ricordano che ogni giorno si può essere complessivamente donna.

Il calendario, in edizione limitata di cento copie, in esclusiva presso la Mondo Bizzarro Gallery.

www.mondobizzarrogallery.com
www.lostandfoundstudio.it

Rossana Calbi

Foto di Angelo Cricchi

Letto 2815 volte