Mercoledì, 28 Gennaio 2009 11:43

'A67: Generazioni Suburbe

Scritto da Maria Logroio
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[MUSICA]

Quando la musica è MUSICA non esistono parole per descriverla appieno, bisognerebbe solo ascoltarla e lasciarle lo spazio, il tempo e il modo di farla entrare in sintonia. In realtà non serve molto e neanche molto tempo, tutto avviene in un istante: occhi calamitati sulla scena e l’impeto che cresce implacabile di pari passo con l’energia irrefrenabile del sound, inspiegabilmente.

Ed è accaduto proprio questo ascoltando gli ‘A67 al Teatro Tor Bella Monaca, diretto da Michele Placido, lo scorso 23 gennaio.

Tutto è iniziato lentamente e questa calma apparente, non lasciava presagire il seguito: la scena si è aperta con i proiettori puntati sugli strumenti, soli e inermi, ma subito dopo una breve presentazione, ecco gli ‘A67 e il tutto ha preso vita, tutto è diventato suadente e affascinante.
Un exploit di forza, di contenuti, di impressioni derivanti dalla loro musica partenopea. E i suoni alternati alle voci narranti, dietro la scena, si compensavano e completavano creando ritmo, pathos e tensione emozionale.

Arrivano direttamente dal quartiere della periferia nord di Napoli, Scampia, (gli ‘A67) con Generazioni Suburbe.
Il nuovo progetto di questa rock band alla cui stesura inedita hanno lavorato con lo scrittore noir tarantino Giancarlo De Cataldo, con sceneggiatura e registrazioni dello stesso insieme a Giorgia Fazzini.

E “rockeggiando”, “rappando” e “funkundo” in “madre lingua” napoletana -e non solo- ci hanno raccontato storie di periferia; storie che non sono solo “storie”, ma vivide realtà.
E con la tenacia e la rabbia delle parole e dei suoni hanno portato in scena la musica metropolitana...”.
Questo il loro linguaggio, il loro percorso con cui hanno scelto e continuano a scegliere di ampliare la riflessione sulle periferie.
E tra “parole suonate e sonate di periferia” il tema dominante, la “question” in corso: "io, giovane ragazzo di Scampia, o qualsiasi altra periferia sia, POSSO SCEGLIERE una vita diversa dalla mia?".

Lo spettacolo si presenta quale estensione speciale del disco Suburb (pubblicato il 30 maggio 2008 per Edel Records) un lavoro che aderisce allo Small Places Tour di Amnesty International.
E questo gruppo fondendo stili, sound e culture è stato capace di “frantumare” le emozioni per la pressione improvvisa esercitata, per poi ricomporle in un puzzle più ampio, includendoci a suo modo nel cerchio delle loro periferie:
Si deve cominciare da una stanza deserta e da un bambino piccolo e offeso, piccolo offeso e solo.
Stridulo e chioccio come uno sputo.Si devono immaginare caseggiati conformi,orizzonti dozzinali,l’accento pesante delle periferie, teorie di lampioni sbreccolati ed elettriche notti sulla strada. Sciami galleggianti di motorini, silenzi sgusciati, metropolitani moschini [...]
”.

Letto 2307 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Maggio 2009 00:04