Mercoledì, 27 Gennaio 2010 11:27

Le grandi fughe de L'Escapista!

Scritto da Diego Ciorra
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[STREAP-TEASE: FUMETTI MESSI A NUDO]

diegociorraConoscevo Michael Chabon per le sue qualità di scrittore, dato che dopo aver visto al cinema Wonder Boys, film sull'incompiutezza dell'arte e della vita con un cast incredibile, ero andato a recuperare il romanzo originario, pubblicato dall'autore statunitense nel 1995.

Solo recentemente ho scoperto dapprima che Chabon ha ottenuto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2001 con Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay, e poi, notizia non incidentale alla prima, che Chabon è stato autore di uno dei più grandi bluff a fumetti del decennio. Ne Le fantastiche avventure si racconta di come due autori ebrei, Josef Kavalier e Sam Clay, escapista1diventino una delle coppie artistiche più influenti dell'editoria a fumetti, vivendo sulla propria pelle lo splendore della Golden Age, i periodi della recessione e della censura, fino alle prime luci del nuovo mercato, e del nuovo modo di scrivere fumetti, portati in dote dagli anni Sessanta. Il più importante personaggio creato dalla fantasia di Joe e Sam era l'Escapista, funambolico eroe mascherato che, come il nome suggerisce, faceva dell'arte della fuga la propria arma segreta nella lotta al crimine.

Il genialoide Michael Chabon, forse per mettere alla prova l'estrema duttilità del suo talento di sceneggiatore,  alcuni anni or sono decide di varare un'antologia a fumetti, Le fantastiche avventure de l'Escapista, in cui finge di ripescare l'ormai dimenticato eroe dell'età d'oro dei comics, ripubblicandone vecchie avventure (che naturalmente sono del tutto inedite) o portando alla luce episodi mai stampati per remote beghe editoriali; questo falso ritrovamento archeo/letterario, degno di Manzoni e dei suoi 15 lettori, viene condito con maestria da articoli apocrifi, camuffati in modo da rappresentare una sorta di index bibliografico che sveli il passato editoriale del personaggio. Ad esempio il primo, intitolato “Fondamenti di Escapismo”, è un divertente resoconto delle alterne fortune che dal 1940 al 1968 hanno riguardato l'eroe immaginario di Kavalier e Clay.
Elencando tutti i passaggi proprietari, le lotte per i diritti di publishing, le intuizioni commerciali e quelle narrative che avrebbero caratterizzato i fumetti de l'Escapista in questi trentanni, si vuole piuttosto celebrare, e forse dissacrare, un mito ben più grande, il medium fumetto stesso, e magari suggerire che dietro le quinte, tra vertici aziendali, team creativi ed eredi legali si combattano battaglie più feroci di quelle rappresentate nelle pagine a colori degli albi. D'altronde Chabon avrebbe detto di sé di essere “uno scrittore massimalista” e questo compiaciuto gioco di specchi che prende in giro il sistema fumetto ne è la prova.
Falso come la verità, direbbe Orson Welles. Facile come liberarsi da una catena d'acciaio immerso in una vasca di squali, direbbe l'Escapista!

Parlare solo dell'inghippo metacomunicativo però, sarebbe fare un torto ad un volume, edito in Italia dalla torinese BD in un'edizione molto curata a partire dalla copertina futurista, che raccoglie sul serio le avventure a fumetti dell'eroe Tom Mayflower, di cui possiamo leggere imprese ambientate in momenti differenti della sua carriera, agli esordi negli anni '40, nel pieno dell'attività in un'America pseudo maccartista negli anni '50, ma anche sul tramonto degli anni '60, quando un Escapista avvizzito nel corpo ma non nella tempra viene strappato all'agio della pensione per salvare l'equipaggio di un sottomarino inabissato.
EscapistNella prima cruciale storia, in cui si descrive il tradizionale rito di passaggio di consegne con il quale nel giorno del ventunesimo compleanno Tom riceve l'investitura da Escapista, vengono posti tutti gli elementi che ricorrono nell'epos supereroistico: da un lato i buoni, o meglio i mandanti, della Lega della Chiave d'oro, dall'altra i malvagi, gli adepti della Catena di ferro, alleati ai nazisti; poi il simbolo magico che è l'origine dei poteri sovraumani, la chiave dorata, una città da difendere, Empire City, luminosa come NY e verticale come Metropolis, e infine la missione che guida il nostro, liberare gli essere umani da ogni forma di schiavitù, fisica o sociale. La libertà è infatti il tema ricorrente degli episodi a fumetti, sia esplicitamente sia attraverso metafore e sottotesti; troviamo spesso la libertà associata al concetto di fuga, in tutte le storie legate alle tecniche escapistiche in cui il protagonista mette in pratica evasioni all'altezza di Houdini o si confronta con nemici che ne simboleggiano l'antitesi. Poi la ritroviamo come valore etico da riaffermare attraverso la lotta a qualsiasi forma di oppressione ed ingiustizia che mortifichi l'esistenza umana, incarnata nelle vittime che l'Escapista soccorre aiutato dalla sua squadra, composta naturalmente da ex schiavi di diversa estrazione etnica. Infine il terzo significato è quello della libertà creativa dai lacci dei codici di censura o delle decisioni degli editor, e che viene sviluppato soprattutto attraverso la cornice metacomunicativa di cui si è detto precedentemente.

Per  dar vita a quest'antologia di storie dal gusto retrò, Chabon ha chiamato a sé autori promettenti come Kevin McCarthy, che lo spalleggia nei testi, e un'equipe di firme del panorama a fumetti internazionale da capogiro, tra cui Bill Sienkiewicz, Kyle Baker, Jim Starlin e il maestro Gene Colan. Il risultato, essendo una rivista contenitore, piacerà molto a chi è aperto ad ogni forma di stile, e meno a chi cerca maggiore omogeneità nella lettura. Ma non si può negare che alla fine Chabon abbia ottenuto ciò che voleva: un fumetto, con protagonista il maestro della fuga, che è molto di più di una banale lettura d'evasione.

Diego Ciorra

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