Vengono dalla Germania, girano il mondo da oltre vent’anni e rappresentano una vera e propria garanzia. Si chiamano Familie Flöz e sono una delle compagnie teatrali più apprezzate a livello internazionale. Il loro punto di forza sta nel produrre un tipo di teatro di figura che non ha bisogno di alcun tipo di parola e che comunica esclusivamente tramite linguaggi prettamente teatrali: i corpi, i costumi, le maschere, le scenografie, le musiche e, su tutto, le idee. Per mandare avanti una narrazione di questo tipo, infatti, servono idee, tante, e la compagnia berlinese non fa altro che gettarle in continuazione addosso al pubblico, in un crescendo di risate ed emozioni.

Fino al 17 novembre 2017 al Teatro Sala Umberto per la prima volta a Roma si potrà ammirare uno dei classici del loro repertorio, Teatro Delusio, che, a 15 anni dal debutto, non sembra avere minimamente esaurito la propria carica vitale. Lo spettacolo, infatti, è un immenso gioco che ruota attorno al mondo del teatro, riuscendo a comunicare in maniera attiva col luogo che lo ospita. Un dialogo metanarrativo tra realtà e finzione che riverbera in continuazione fin da prima dell’inizio dello spettacolo. Lo spettatore, appena arrivato in sala, si trova davanti a un retropalco in piena attività: un backstage teatrale ricostruito nei minimi dettagli che invade la scena appropriandosi in un certo senso di quello spazio, il palcoscenico, che per definizione gode delle luci della ribalta.

Protagonisti sono tre tecnici alle prese con il lavoro quotidiano dietro le quinte di un teatro. Per aumentare il realismo metanarrativo, i tre inizialmente non sono mascherati e, mentre gli spettatori prendono posto in sala, lavorano con tale nonchalance da passare quasi inosservati. “Ah, ma è già iniziato!” si sente dire a un certo punto dal pubblico, a sottolineare l’efficacia della trovata. Poi le luci in sala si spengono ed entra in scena il primo personaggio mascherato: una sorta di burattino fantasma che prenderà possesso dei tre portandoli nel mondo grottesco e magico di Familie Flöz, un mondo fatto di maschere dalle fattezze caricaturali, continue gag slapstick e un elegante velo di poesia a connettere il tutto.

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I tre attori vengono sostituiti dalle loro controparti mascherate: anch’essi tecnici teatrali che entreranno in una spirale ritmatissima fatta di avventure oltre il limite della surrealtà. I personaggi sono ovviamente muti, ma nel giro di pochi minuti i loro caratteri sono già chiarissimi, più di quanto si potrebbe fare con inutili e didascalici “spiegoni”. E qui sta il vero, stupefacente talento di questa iconica compagnia: nella capacità di raccontare storie e personaggi, descrivere situazioni e veicolare messaggi in maniera apparentemente semplice ma che in verità nasconde una sensibilità nei confronti degli strumenti teatrali unica nel suo genere. I tre attori interpretano ventinove personaggi in rapida successione, momenti esilaranti, inquietanti, sognanti si alternano senza soluzione di continuità in un tripudio di invenzioni sceniche che trascinano lo spettatore fino alla fine dello spettacolo.

Anche il finale stesso riserva una sorpresa dietro l’altra, lasciando la sensazione di un teatro che non vuole smettere di autoalimentarsi, celebrando quella macchina magnifica che da secoli riprende vita in ogni parte del mondo sempre uguale a se stessa eppure sempre diversa.

Chiunque ami il teatro dovrebbe partecipare alla sua celebrazione, prendendo un po’ del proprio tempo e dedicandolo alla visione di questo spettacolo sublime. Teatro Delusio, infatti, si configura come un omaggio all’infinita compagine di umanità che ruota intorno al palcoscenico. Tecnici, operatori, attori, registi, artisti di ogni sorta: seppure coperti da maschere tanto grottesche, tutti impareranno a riconoscersi nei personaggi un po’ stereotipati messi in scena da Familie Flöz.

Pubblicato in Editoriali
Martedì, 06 Ottobre 2009 13:05

Ti sposo, ma non troppo

[TEATRO]

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