Martedì, 02 Agosto 2011 06:19

Another World: fotografica per superare lo specchio

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Omino_Shiba-okBianco e nero, immagini ferme o forse solo lente nei grigi morbidi, una lentezza che si dondola fino a fermarsi, diventando un’ancora fissa nella nostra nostalgia, la mostra Another World è stata il fermo immagine di un passato vicino scritto senza abbreviazioni.


Lucrezia Alessia Ricciardi ha raccolto nel cuore di Roma, nello studio della scultrice Giulia Spernazza, una collettiva analogica di scatti che ci riportano ai libri di fotografia dello scorso secolo. Tra le viuzze dietro piazza Venezia, in una Another_World1Roma che riesce ancora a fermarsi e a nascondersi dal traffico, la mostra fotografica di inizio luglio, ha fermato degli attimi che non hanno un filo conduttore se non l’utilizzo della pellicola.
Attimi che possono essere suddivisi e spezzettati come le parti di un corpo che si congiungono per raccontare la storia di una vita nei frammenti fotografici di Ilaria Tariello. Il corpo si dilata nel dramma della mano di un falegname con le dita recise da un lavoro antico come il linguaggio di Andrea Cecchettini, che nella foto di grande formato segue delle linee morbide e allo stesso tempo innaturali, una storia di sofferenza e dolore per cui il fotografo ha usato la delicatezza del racconto evitando le forzature.

Un breve scorcio sul fare fotografia in un modo obsoleto e decisamente non à la page, Another World è stata una finestra aperta solo sette giorni, dal 2 al 9 luglio, è stata come un ricordo, un attimo di memoria nel vortice dei pensieri quotidiani. Per riportarci indietro e farci fermare, anche solo per un attimo, la curatrice ha individuato nei cinque fotografi (Cecchettini, Cruciano, Moscato, Rizzo, Tariello) un linguaggio comune in cui i fotografi sono riusciti a esprimersi in cinque modi diversi.  Questo perché la peculiarità dell’analogico è la sua capacità di farci apparire tutto familiare. Another World è la dimostrazione di come la pellicola sia la base di una scrittura che sa essere un linguaggio unico e semplice, facilmente percepibile, anche per questo la scelta del bianco e nero, le foto di questa collettiva riportano ad un “altro mondo” quello delle sensazioni che ci accomunano.
La scala della tonalità di un unico colore può spiegare più dei colori urlati e della perfezione dei contorni, come fa una scrittura chiara e lineare come le
Another_World3 calligrafie sulle cartoline dei mercatini delle pulci che riescono ancora a scoprire e interpretare le sensazioni non nostre e ci regalano una nostalgia di qualcosa che non ci è appartenuto.  L’analogico ha ancora senso perché è un linguaggi o semplice, con miriadi di difetti che si ripercuotono nella stampa e che rendono l’immagine come il suono di un disco riprodotto da un giradischi, e sono queste imperfezioni che ci attraggono che ci fanno sentire meno inadeguati in una prospettiva sociale che pretende una perfezione che non può appartenerci.

Shiba

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