Mercoledì, 28 Luglio 2010 10:32

DecimArt, per fare arte si conta fino a dieci

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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

shibaLa periferia cittadina in estate è ancora più  triste: il caldo liquefa l’asfalto, l’aria è interrotta dai palazzi, e, in giro, le facce hanno un colorito che tende al verdognolo, stanche nel non poter vedere neanche un po’ di blu.
La cura a tutto questo è al solito solo una: l’arte!


Questa è l’intuizione di due giovani organizzatori, Pasquale Mazzitello e Francesca Nardo che hanno dato vita a DecimArt, serata multipartitica ospite nel municipio X di Roma. Il 1° luglio, nei pressi di Cinecittà (Roma), il largo Appio Claudio è stato addobbato per fare una festa totalmente gratuita e fruibile a chiunque passasse anche solo per dare uno sguardo alle vetrine lungo via Decimart5Tuscolana. L’idea dei due organizzatori è stata quella di proporre la musica indie dei locali più giovani della Capitale, la letteratura emergente dei libri appena editi da intraprendenti case editrici, e di staccare i quadri dalle pareti di gallerie e di “regalarli” alla gente.
Il pubblico della manifestazione era piuttosto eterogeneo, famiglie con dei bambini piccolissimi che giocavano con i palloncini mentre apriva la manifestazione la voce di Andrea Grossi, musicista neo melodico che da Imola racconta amori provinciali e un’Italia “piccola piccola”, una base di tango, una strizzata d’occhio a Paolo Conte e si corre verso musiche più veloci, quelle dei Contro-V e dei Musicimigranti. La festa diventa immediatamente popolare, è questo lo scopo degli organizzatori, a fine serata tutti si mettono a danzare coinvolti dalla compagnia di Danze Popolari, sembra una di quelle feste di paese, quasi una sagra, ma in città.

Le opere in mostra oscillano tra la voglia di colore e la ricerca inconscia. Tatiane Araujo ed Eleonora Gianfermi, oltre ad esporre gli ultimi lavori, fanno di due corpi femminili le loro tele. La pelle ancora bianca delle modelle è la base per i disegni geometrici e le linee sinuose delle due artiste. I bambini con in mano un gelato o un palloncino, guardano i pennelli muoversi sui corpi e Decimart2chiedono anche loro il colore per quel gioco meraviglioso.
Il pubblico cambia, nella lunga serata si concentra ad ascoltare le letture di Veronica Tinnirello e di Emanuela Mascherini, due scrittrici toscane che si alternano in simpatiche digressioni la seconda e in ricerche profonde la prima. L’atmosfera un po’ dark creata dal racconto della Tinnirello si accorda ai quadri di Alessandra Ribis e Rocco Cerchiara. I due aspetti dell’inconscio il maschile e il femminile più inquietanti di tutta la serata, messi su tela. Le maschere di Cerchiara sono polimateriche e si fanno toccare dagli occhi, l’artista che ha lavorato sui temi cruenti delle Foibe ed esposto al Vittoriano, non ha problemi nel far incuriosire un pubblico che non è abituato a un’arte così forte e particolare. La Ribis delinea i contorni di un inconscio femminile borderline, contorto e di una tenerezza malsana. La metafisica di questa artista è abbastanza surreale da ricordare Dalì, ma la sua concretezza femminile riporta tutto a terra, qui sulla tela c’è l’accordo tra spirito e materia.

A DecimArt c’era di tutto.
La fotografia di Germano Serafini e Manuela Verdi. Serafini è  ancora in mostra Palazzo Decimart4Collicola di Spoleto, che ospiterà il suo Eco G-Block, opera finalista al Premio Celeste dello scorso anno, fino al 15 ottobre 2010 (www.germanoserafini.com). La seconda con il suo bianco e nero riporta da un dimensione intima della fotografia, i suoi sono dettagli bicromatici che si contrappongono alla ricerca sperimentale di Serafini.
La street art di Mons, nessun muro imbrattato e un artista che rende il cellofan il supporto dei colori nebulizzati dalle sue bombolette, il biondo writer parte dalla grafia, la base dell’arte dei “graffitari” e non grida nessun messaggio specifico,fa solo il nome di un luogo, DecimArt, in cui si mescolano le musiche, i colori, le esperienze e diventano non diverse esibizioni, ma uno spettacolo variegato, un momento di incontro tra gli artisti e il pubblico che non li cerca nei loro luoghi, ma che è entusiasta di trovarli anche facendo una semplice passeggiata sulla Tuscolana nel calore di un luglio romano.

Rossana Calbi

Foto di Luca Fralleoni

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