Lunedì, 07 Giugno 2010 19:00

Novecento, una buona storia da raccontare

Scritto da Manuela Tiberi
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080923-NovecentoDeliaROMA- Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento è nato su una nave e da lì non è mai sceso.
La penna di Baricco, l’immaginazione di Tornatore hanno già raccontato questa storia, eppure il monologo di Corrado d’Elia, in scena al Teatro Belli di Roma fino al 30 maggio scorso, cattura il pubblico, trasportandolo direttamente su quel Virginian che tante vite ha visto passare, ma di una si è legato per sempre fino alla fine.

Novecento è un piccolo neonato, probabilmente di terza classe, abbandonato sulla nave quando ormai tutti erano già salpati. Un intero equipaggio, comandante compreso, lo hanno adottato, allevato, cresciuto fino a quando Novecento non ha trovato la sua strada che portava semplicemente alla sala da ballo della nave, davanti a quel pianoforte che per il resto della vita divenne il suo compagno.
Da quello strumento non uscivano solo note musicali ma personaggi, storie di vita, racconti di avventure, paesaggi mai visti. T.D. Lemon trasportava sui tasti le mille vite che passavano dal Virginian, dando ad ognuno la nota giusta per diventare leggenda.
Non si è completamente fregati fino a quando si ha una buona storia da raccontare”, così inizia il suo monologo Corrado d’Elia, e la buona storia c’è, e sembra raccontata dalla rauca voce di un marinaio al bar del porto.
Mettendosi nei panni di un trombettista della band di Novecento, l’attore riporta tutti su quella nave che dall’Europa portava i sognatori in America al tempo dei meravigliosi Anni Venti, a cavallo tra le due guerre, l'età del jazz, quando ogni cosa sembrava muoversi seguendo quel ritmo irresistibile.

Il ritmo è quello gradevolmente denso, di quando le parole e la musica si incontrano in accordo e si scambiano i ruoli, le parole diventano musica e le note racconto indispensabile, fino a comporre una partitura originale, unica.
Per tutto questo Novecento non è un monologo, ma un incarnato di perfezione, una favola struggente e bellissima da raccontare con la stessa malinconica voluttà che lui usava quando accarezzava le curve di un ragtime, la musica su cui Dio balla quando non lo vede nessuno.
Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio”. Novecento ha suonato fino all’ultimo respiro suo e della sua nave, la sua casa, la sua vita.

L’attore, già vincitore del Premio Internazionale Luigi Pirandello nel 2009, è stato recentemente premiato dalla Critica per sancire l'instancabile lavoro artistico e organizzativo del regista negli ultimi anni e l'affetto sempre crescente del suo pubblico in diverse città Italiane.

Manuela Tiberi

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