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Lunedì, 17 Novembre 2008 12:34

Quando la musica è un Sentiero Selvaggio...

Scritto da di Edyth Cristofaro in collaborazione con Giuseppe Casa
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MUSICA- Un'altra serata iniziata all'insegna del solito acquazzone, quella dello scorso 13 novembre al Teatro Olimpico. Freddo e acqua imperavano fuori dal Teatro, ma all'interno l'aria che si respirava era davvero tutta un'altra storia.
Eugenio Finardi e l'ensemble musicale Sentieri Selvaggi hanno proposto il loro progetto, premiato con la Targa Tenco al Miglior Inteprete, Il cantante al microfono. Omaggio a Vladimir Vysotsky nell'ambito della manifestazione Romaeuropa Festival 2008 edè stata davvero un'esperienza straordinaria!

Ancora una volta le capacità espressive, quasi teatrali della voce di Finardi hanno colpito profondamente e affondato qualsiasi irragionevole dubbio al riguardo di un lavoro ambizioso, difficile, anche intimista, ma profondamente "europeo".
L'ensemble di Sentieri Selvaggi, forse uno dei migliori nel panorama della musica classica italiana, ci ha regalato un'orchestrazione perfetta dei brani e il direttore Carlo Boccadoro, un'interpretazione dell'esecuzione convincente e assertiva del valore musical strumentale dell'intero progetto.

I brani eseguiti hanno previsto per tutto il concerto una suddivisione in terne di canzoni, inframmezzate da brani solo strumentali che attengono al repertorio di Sentieri Selvaggi, brani oculatamente scelti e decisamente azzeccati che hanno saputo regalare al contesto principale qualcosa in più. Ogni canzone eseguita ci ha trascinato in un mondo lontano, fatto di poetiche descrizioni di uomini, animali, ma soprattutto di vita, spesso latente, sotterranea, nascosta.
Vysotsky rappresenta quella gioventù che in Russia sotto l'egida di Chruscev fu messa a tacere, perdendo così qualsiasi speranza di apertura e distensione, ma rappresenta anche il mito di chi, già famoso come cantante all'epoca, fu in qualche modo ridotto al silenzio dal Regime che gli impedì di registrare le sue canzoni, costringendolo alla clandestinità  e alle registrazioni "casalinghe" che saranno poi l'unico veicolo per raggiungere i suoi ammiratori.
Indisciplinato e per certi versi anarchicamente libero, i suoi pezzi sono celebri per l'ironia, il sarcasmo, l'amarezza delle sue metafore e delle sue allusioni.

La storia di Vysotsky e la sua produzione artistica apparentemente affatto complessa, sposano bene il progetto/ omaggio all'artista russo, deceduto nel 1980, pur spostando la prospettiva musicale e vocale verso un arrangiamento decisamente cameristico e trasparente, arricchito da slanci lirico- intimistici davvero pregevoli che rendono lo stesso Vysotsky in una luce diversa. Come espressamente dichiarato, le sue canzoni sono una profetica e metaforica rivolta contro l'oppressione del regime di repressione sovietico, ma diventano in questa inaspettata evoluzione musicale moderna una sorta di grido corale contro ogni tipo di autoritarismo e violenza, riportandoci all'istante presente in un mondo in cui soprusi ed oppressione continuano tristemente ad essere all'ordine del giorno.
Il fascino principale dei brani che abbiamo avuto modo di ascoltare quindi, risiede principalmente nelle metafore che l'artista ci ha regalato con sapienza, nell'abile e fedele riscrittura poetica in italiano che ne è stata fatta dal traduttore, nella morbida risonanza armonica che ci hanno reso i musicisti e nell'arte interpretativa che appartiene all'"artista sopra le righe" Finardi, forse molto più vicino a Vysotsky di quanto non possa sembrare.

Unica pecca della serata l'acustica del Teatro, che pur rendendo ogni vocalizzo, ogni sfumatura della voce di Finardi ed ogni variazione strumentale dell'ensemble, ci ha negato quella limpidezza che avrebbe reso questo concerto, passato un pò in sordina nella città di Roma, davvero memorabile. Non ci resta che salutarvi alla russa ricordandovi che quando un eroe muore una cicogna vola in cielo e che eroi come Vladimir Vysotsky, così contro ogni logica ed ogni definizione o etichetta, sono la vera fonte di ispirazione per un'arte nuova, più nomade e alla ricerca di un sogno sempre più nuovo.
Grazie ad Eugenio Finardi e all'ensemble di Sentieri Selvaggi per averci regalato una possibilità di apprezzare e conoscere tutto questo. 

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