Lunedì, 23 Aprile 2012 22:51

Ritratto di signora: Frida Kahlo en los brazos de su hermana

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ROMA- “Niente vale più della risata e del disprezzo. E’ necessario ridere e abbandonarsi. Essere crudeli e leggeri”. Con questa frase, tratta dal diario della pittrice Frida Kahlo, il Teatro Stanze Segrete di Roma dal 10 al 22 aprile, ha aperto le sue stanze per rivivere uno dei momenti più struggenti e passionali dell’indimenticabile artista, militante politica, ma soprattutto donna Frida Kahlo, in Ritratto di signora, en los brazos de su hermana, presentato dall’Associazione Culturale L’Ippogrifo.



Uno spettacolo attraverso il quale rivivere la linea sottile con la quale Frida ha tentato nei suoi anni di vita di mettere in comunicazione il suo subconscio e il mondo esterno, entrambi affidati alla bravura di Valeria Loprieno, ballerina di danza contemporanea, nonché coreografa dello spettacolo e di Giulia Adami, attrice ed interprete di Frida (regia è di Annalisa Biancofiore). La scenografia allestita per lo spettacolo rappresenta perfettamente uno dei momenti più dolorosi e determinanti della psiche di Frida: gli specchi. Una stanza di specchi, come quello che Frida si fece installare sul soffitto del suo letto a baldacchino durante i mesi di convalescenza dovuti al terribile incidente che la dsegnò in modo indelebile per tutta la sua vita. In quei lunghi mesi lo specchio per Frida è il mezzo attraverso il quale può ritrarre i suoi stati d’animo e quindi specializzarsi in autoritratti e al tal proposito, è divertente ricordare a chi le chiedeva perché predilige autoritratti, rispondeva semplicemente che Frida Kahlo è il soggetto che conosce meglio e quindi il più naturale per lei da ritrarre.

Appena entrati, Frida (Giulia Adami) è seduta e accarezza il collo di una giovane donna (Valeria Loprieno), distesa accanto e che appoggia delicatamente la testa alla sua gamba. Una scena che ci riporta al celebre quadro “Due nudi nel bosco” che Frida dipinse durante gli anni di dolori coniugali con Diego Rivera, illustre pittore murale e famoso anche per i suoi innumerevoli tradimenti.
Le due bravissime interpreti riportano in vita un capitolo della vita di Frida doloroso e che la scosse a tal punto da indurla a separarsi dall’amato Diego, il tradimento di quest’ultimo con Cristina Kahlo, la sorella di Frida. Prima la felicità, l’indipendente condivisione con l’adorato maestro Rivera, poi l’atroce scoperta, l’urlo disperato, il dolore che spacca il cuore, il senso di rabbia e delusione per il doppio tradimento, quello dell’amato marito e di sua sorella, sangue del suo sangue.
hE’ sulle note di “Paloma Negra” che la ballerina Valeria Loprieno, con passi di danza, dà voce a Frida, fa rivivere tutta la sua disperazione con i movimenti del corpo, il corpo che oscilla nell’aria in una sorta di danza del dolore, dove ogni movimento scandisce le lacrime versate di Frida e perché è proprio con il corpo, quel corpo martoriato dall’incidente, che la pittrice avrà un rapporto ossessivo. Questa è una delle scene più significative dello spettacolo, in quanto la visione del corpo che si libra come una farfalla crea, nel pensiero di Frida, una nuova visione della donna, ovvero una donna non più distorta dallo sguardo maschile, ma una donna libera e capace di esorcizzare il dolore e i suoi effetti irreparabili, celebre la sua frase: “A cosa servono i piedi se ho le ali per volare?”.
Un monologo interiore scandito da passi di danza, fatto di parole segrete, sussurrate attraverso un surreale diario personale. Uno spettacolo di grande fascino e di forte impatto emotivo, dove vengono interpretati gli stati emozionali più importanti della pittrice, la sua vita colorata, vissuta intensamente fino alla fine, nonostante la malattia, un amore per la vita che non la porterà mai a cedere veramente alla morte.
Attendo felice la mia dipartita e spero di non tornare mai più”, e con questa frase le due interpreti, due se stesse che si tengono per mano, chiudono lo spettacolo regalandoci un’ interpretazione “originale” di Frida Kahlo, come lei stessa d’altronde amava definirsi.

Ilenia Polsinelli
Foto di Manuela Giusto

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