Lunedì, 02 Maggio 2011 07:37

Và pensiero… al Primo Maggio 2011

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Neri Marcorè Neri Marcorè Foto di Federico Ugolini

ROMA- ''La patria, la storia, il lavoro”: questo lo slogan del Primo Maggio 2011.
Il pomeriggio del 1 maggio 2011 a Piazza San Giovanni a Roma è iniziato come al solito, a parte gli annosi problemi di traffico e strade chiuse per la Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II avvenuta in mattinata a Piazza San Pietro.

Prima gli artisti del panorama emergente italiano, tra cui la giovanissima Erica Mou con il suo primo disco E’, nuovo acquisto della Sugar della Caselli. Poi l’apertura illuminata di un grande musicista come Eugenio Finardi, seguito a ruota dal duo Giuliano Palma e Nina Zilli, che hanno, per primi, reso scoppiettante l’ambiente del famoso concerto romano condito anche quest’anno da un sole insperato e ben accolto dalla massa dei “pellegrini” musicali che ogni anno affollano la piazza più “rossa” d’Italia.
Una consuetudine ormai consolidata quella di affidare il palco ad artisti più o meno affermati che calcano la scena underground italiana e non solo, per arrivare alla parte serale di quello che non a caso è definito “il Concertone”. Il pomeriggio fino a notte inoltrata è un susseguirsi senza requie di iniziative dove la musica è padrona assoluta della scena, coadiuvata dall’aiuto illuminato ed illuminante di un Neri Marcorè che scopriamo anche nelle vesti di abile conduttore e mattatore della giornata.
A ruota libera sul palco sfilano nel corso del pomeriggio: Edoardo Bennato che ripresenta anche un pezzo storico del suo repertorio musicale, come “L’Isola che non c’è”; Daniele Silvestri che non si esime dal presentare lo storico pezzo che a Sanremo fece scalpore “E salirò”; la Bandabardò, ormai habituè della kermesse romana (quasi a dire che senza di loro non è Primo Maggio), accompagnata da un intramontabile Peppe Voltarelli. Con loro la piazza oltre che spensierata spinge il pensiero anche a quell’impegno politico che, in qualche modo, in questo Primo Maggio voleva essere bandito. Ce lo ricorda Ascanio Celestini, che dopo la sua esibizione incentrata su un monologo che ha avuto come tema la beatificazione di Papa Karol Wojtyla (che la curia vaticana ha tenuto a celebrare proprio nella giornata del 1 maggio di quest’anno), nel retro palco, ha confidato che a tutti gli artisti è stata fatta firmare una liberatoria in cui si suggerisce caldamente di non profferire verbo sulle prossime elezioni. 20110501-DSC_8214_copyE in questo vengono in aiuto, invece, gli striscioni e le bandiere del pubblico: “Vota Sì ai referendum previsti per i prossimi 12 e 13 giugno”, sembra gridare la piazza in coro. E le voci si sommano alle voci e la musica diviene la colonna sonora del dissenso, ma anche del calore che circonda il nostro Bel Paese, così bistrattato, così politicamente scorretto, così censurato.

E si arriva a sera. Dopo la pausa prevista intorno alle 19 per dare spazio al TG3 (ricordiamo che il concertone è stato in diretta Tv su RaiTre dalle 16 alle 24), si ricomincia alle 20 con l’Orchestra Roma Sinfonietta, il M° Ennio Morricone, per la prima volta sul palco del Primo Maggio, a dimostrazione che: “la musica rock (come ha spiegato lo stesso Morricone durante la conferenza di presentazione del concerto N.d.R.) non è l’unica musica del nostro tempo, il rock esiste solo se esiste il solista che lo propone.  Non disprezzo il rock però non pensate che il rock sia la musica della gente. La cultura musicale è fatta di tanti affluenti, il fiume è la musica. La musica classica e sinfonica non si sente solo all’Auditorium bisogna andare dove si fa musica e il primo maggio fa musica”. Sentir suonare pezzi della cultura operistica italiana in una location come quella di Piazza San Giovanni il 1 maggio, una piazza gremita di gente che canta in coro con Gino Paoli “Và pensiero” da Il Nabucco di Giuseppe Verdi, è stata un’esperienza esaltante. Il pezzo 20110501-DSC_8390_copysgombrato dai pregiudizi e dalle recenti strumentalizzazioni e riconsegnato al suo valore di capolavoro operistico italiano,  semplicemente, da brividi. Quasi simbolo di unione, di collettività tutt’altro che dimentica delle radici storiche della Nazione, così come cosciente dei problemi sociali ed economici. Il “popolo” di Piazza San Giovanni è riuscito a dare la giusta lettura all’intento dei sindacati organizzatori di portare la musica classica al concerto, così come ha gioito degli ospiti illustri della serata: i Subsonica (anche loro a più riprese negli anni presenti alla kermesse del Primo Maggio) alle prese con un nuovo disco ed un nuovo tour promozionale; un irrefrenabile Caparezza che ha scaldato pubblico e palco, ballando e cantando con un’energia davvero ineguagliabile; e il mitico duo Dalla-De Gregori che è stato il clou della serata: da “Se io fossi un angelo” a “Balla balla ballerina”, dalla “Donna Cannone” a “Rimmel”, passando per “Disperato erotico stomp”, “L’anno che verrà” e “Viva l’Italia”.
Nel frattempo è calata la sera, un altro Primo Maggio è passato, e tra bicchieri di vino, incontri fortuiti con i miti della canzone italiana, quattro chiacchiere in compagnia ed il gusto tutto speciale di godere della musica in un modo così semplice, popolare quasi, ci viene solo20110501-DSC_8447_copy da chiederci, quanti Primi Maggio ci vorranno ancora, prima che ci si renda effettivamente conto che davvero “C'è troppo precariato e poca dignità nel lavoro”, in fondo anche Caparezza quando si è presentato sul palco ha esordito dicendo: “volevo ringraziare e salutare tutte le persone che stanno festeggiando per il loro lavoro e cioè tutti gli italiani che se ne sono andati dall’Italia e hanno trovato un posto di lavoro […] La gente che n’è andata fuori non se la cava male”: “Goodbye Malinconia”…

Edyth Cristofaro
Foto di Federico Ugolini

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