Martedì, 08 Febbraio 2011 13:59

Tutti pronti per Zappa!?

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ROMA- 4 febbraio 2011. Cercare di descrivere la pienezza compositiva di un maestro della musica contemporanea come Frank Zappa potrebbe lasciare un senso di incompiuto. Ci limitiamo quindi, a seguire con garbo e orecchio i tanti movimenti sonori che giungono dalle sue creazioni.

Sperimentatore estremo, fine conoscitore della cultura statunitense, il "Baffone" ha saputo coniugare il suo geniale estro creativo con il sarcasmo più acuto, per raccontare e bandire cliché, paranoie e frustrazioni della società americana. Il 21 dicembre 2010 il Maestro avrebbe compiuto 70 anni e il modo migliore per ricordarlo è proprio quello di suonare la sua musica: rock, jazz, elettronica, sperimentale e follemente unica pur avendo intersecato tutti i generi dando vita ad un filone compositivo dalle mille sfaccettature.
Il Get ready to Zappa è stato l'occasione per far rivivere alcune perle del suo repertorio e l'Auditorium Parco della Musica di Roma, la cornice ideale, la giusta cassa armonica per raccontare The Yellow Shark l'ultima fatica di Zappa prima della sua (prematura) scomparsa, il 4 dicembre di un ormai remoto 1993.
La PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) nella sua versione super estesa è 20110204-DSC_6237_copystata magistralmente condotta da Jonathan Stockhammer, uno dei giovani direttori d'orchestra più promettenti. A condividere con noi questa splendida serata la seconda moglie di Zappa, Gail Zappa che da anni porta avanti la musica del maestro assieme ai figli, e David Moss, storica voce di alcune tra le più folli storie che il maestro abbia mai raccontato in musica.
Inutile dire che districarsi tra le partiture di The Yellow Shark è momento impegnativo, compito arduo in modo particolare per i musicisti. Oltre a dedicarsi allo strumento e alla musica è necessario ricoprire il tutto con un pizzico di follia narrativa, in modo da coinvolgere lo spettatore e non lasciarlo attonito di fronte a tale tripudio di colori e vivacità musicale.
The Yellow Shark rappresenta un progetto musicale, senza dubbio, ma anche un gioco di suoni dove anche le pause, spesso presenti e lunghe, raccordano le note come fossero un fedele collante. Fedele nelle sue rimembranze di geni come Edgar Varese ma anche Stravinsky o Schönberg, Zappa ripercorre la sperimentazione senza chiudersi in se stesso. Frutto di una sensibilità piuttosto spiccata, classica sì, ma affascinata dai movimenti di avanguardia.

Punto primo: il concerto. Sala Sinopoli rigonfia di attesa e palco a soqquadro dalle decine di strumenti disseminati praticamente ovunque. Ricca sezione archi e sopraffina sezione ritmica con bassi contrabbassi e le tanto care percussioni come vibrafono, xilofono e marimba. Chitarre quanto basta. Zappa è sempre stato ritenuto, nell'immaginario collettivo, un chitarrista, ma di fatto non ha mai spinto troppo per far sembrare la chitarra come il suo strumento prediletto. In ogni modo, mandolino e banjo sono sul palco assieme alle sei corde elettriche e di classica memoria. Poi i fiati, sezione ricca anche quella. Tempi dispari, ritmi composti, metri additivi e le sue xenocronie (sincronizzazioni ritmiche particolari, strane appunto) sono sempre dietro l'angolo nella musica zappiana e la PMCE dona nuova linfa a tutte le esecuzioni.
In realtà dello "squalo giallo" vengono eseguiti tre capisaldi, ovvero "Dog Breath Variations"; "Uncle Meat", già presenti in altri dischi e "G-Spot Tornado". Il restante programma di sala vede i musicisti districarsi abilmente tra brani famosi, che spaziano in gran parte della sterminata produzione del Maestro. “The Dangerous Kitchen” accompagnata dalla voce poliforme di Moss, poi ancora "Revisited Music For Low Budget Orchestra", dall'album del 1978 Studio Tan, "Lumpy Gravy", tratto dal primissimo lavoro di Zappa e a seguire la onirica "Moggio" e la difficilissima "The Black Page" scritta interamente per batteria e percussioni.
Il momento più alto viene raccontato in musica e parole con il brano scritto negli anni settanta dal titolo: "The Adventures of Greggary Peccary", dove tutta l'ironia del Baffone si manifesta. Parodia, metafora scherzosa contro il calendario gregoriano e Papa Gregorio XIII, gioco di parole continuo che coinvolge anche l'attore Gregory Peck in un purpurio di azione e movimento. Elaborata trasposizione in musica della noiosa vita di un venditore di false mode. Estrosa creazione contro l'economia americana. Finale al fulmicotone con la già citata "G-Spot Tornado", consueti saluti finali e commovente saluto di Gail che ringrazia il pubblico italiano per il caloroso benvenuto.
Bentornato Francone!

Federico Ugolini
Foto di Federico Ugolini

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