Martedì, 11 Gennaio 2011 19:11

La Saudade di Bill & Vinicius

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ROMA- La Saudade è stata sempre una parola dall’origine e il significato controverso. L’origine attribuibile  ai tempi del colonialismo portoghese per definire la solitudine dei naviganti-conquistatori in una terra straniera lontani dai loro cari, lascia il sapore amaro dell’incompletezza.



Le traduzioni ai nostri malinconia e nostalgia lasciano invece il senso più profondo di inespresso, di  incapacità di racchiudere in delle parole la vera forza del termine. La Saudade è un sentimento, un sentimento così forte che ha ispirato gran parte della cultura brasiliano- portoghese, e che è stata la divina ispiratrice di un genere di musica brasiliana, la Bossa Nova, così unica e peculiare che sembra non possa essere distaccata dal territorio in cui è nata.
Tom Jobim e Vinicius de Moraes sono i grandi inventori, i maestri divini di un’arte dal sapore BillFrisell_ViniciusCantuariainimitabile, dall’odore e dal suono impareggiabile. Di loro discepoli se ne contano a decine ormai, discepoli illustri e inarrivabili, basti pensare a Joao Gilberto, Caetano Veloso, Chico Buarque e Elis Regina. Tra di loro senza ombra di dubbio si può annoverare anche il grande Vinicius Cantuaria, acclamato ormai in patria come la quintessenza dei musicisti succitati.
Classe 1951 con alle spalle più di trent’anni di attività e di collaborazioni illustri, cantante, chitarrista e percussionista oltre ad aver firmato brani di successo per Caetano Veloso (come la meravigliosa “Lua e Estrela”), Gal Costa e Gilberto Gil, ha, nel corso della sua carriera, ampliato i suoi orizzonti musicali grazie agli incontri artistici con personaggi quali Brian Eno, Laurie Anderson, Brad Mehldau, Arto Lindsay, Marc Ribot, David Byrne, Ryuichi Sakamoto e Bill Frisell. Ed è proprio con quest’ultimo, con cui vanta un’amicizia e un sodalizio e un  rispetto artistico ormai decennale, che ha registrato il suo ultimo lavoro Lagrimas Mexicanas, presentato lo scorso 8 Gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Copy_of_Bill_And_Vinicius_2_GCon la sua esile e rimessa figura e il suo cappello di lana in testa, Vinicius ha solcato il palco della Sala Sinopoli per quello che è forse l’appuntamento più interessante della rassegna Dialogo. Insieme al suo amico e collega chitarrista Bill Frisell e al percussionista Marivaldo Dos Santos.
Bill Frisell, anche lui classe 1951, ha bisogno di poche presentazioni per gli habituè dell’Auditorium (ricordiamo che nel 2009  è stato il protagonista di una delle Carte Bianche dell’Auditorium, che offre ad un artista di spicco di portare nell’arco dell’anno molti dei suoi progetti). Annoverato tra i più grandi chitarristi della scena jazzistica americana, insieme ai suoi colleghi Pat Metheny e John Scofield, ha attivato negli ultimi anni collaborazioni con artisti pop-rock quali Elvis Costello, Suzanne Vega, Ginger Baker, Ryuichi Sakamoto, Marianne Faithfull, David Sylvian.
In  mezzo a queste collaborazioni naturalmente nasce il dialogo, aperto dodici anni fa, con Vinicius Cantuaria che ha emozionato e intriso di note e vibrazioni le pareti progettate da Renzo Piano. vinicius-cantuaria
I brani presentati, tutti composti dai due, fondono perfettamente la bellezza del Bolero Messicano, con Bossanova Brasiliana e Jazz. La voce di Vinicius, così dolce e intrisa di emozione, rende chiaro subito a livello emozionale il concetto della sovra citata Saudade. La senti sulla pelle, nel sangue che scorre nelle vene. La sua chitarra, tecnicamente eccelsa, è armoniosa e struggente. Di contrappunto, nel loro bellissimo e affiatatissimo dialogo empatico, Bill Frisell apportava, con il suo tocco unico e riconoscibile, atmosfere più jazz e contemporanee. I brani, in portoghese e in spagnolo, hanno creato un tessuto di sonorità dolci, forse non troppo varie, energicamente parlando. Ma il risultato nel complesso è stato emozionante e vibrante.
Come emozionante è stato il primo dei due bis dedicato al maestro più grande di tutti, Tom Jobim, con la conosciutissima e meravigliosa Corcovado.
La Saudade forse sarà indicibile per noi, ma sabato in quella sala dell’Auditorium almeno se n’è respirata l’essenza.

Valeria Loprieno

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