Martedì, 09 Novembre 2010 10:00

Festival Internazionale del Cinema di Roma

Scritto da Francesco Salvatore Cagnazzo, Alessia Grasso
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ROMA- Roma è diventata rossa. E non nel senso politico. Il Festival Internazionale del Cinema, dal 28 Ottobre  al 5 Novembre, ha avvolto le strade della Capitale in un unico Red Carpet che ha impreziosito tutta l’Italia.

Nove giorni con i riflettori puntati sulla Capitale e su tutto il Bel Paese. Il Festival Internazionale del Cinema ha avuto un arduo compito: rendere Roma alla stregua di grandi città internazionali centri propulsori di spettacolo e costume. Al grido di battaglia “Lunga e dolce vita al grande cinema”, ecco un alternarsi frenetico di party e champagne, mostre ed incontri, red carpet e flash di paparazzi, conferenze stampa e grandi star internazionali: la Roma della Dolce Vita, a 50 anni da quel film che rappresentava vita e morte della società dei paparazzi, torna a ricolorarsi di rosso e a risplendere sotto le calde luci dei proiettori da 4 milioni di volt. Ci sarà riuscito? Ci sono molti punti su cui riflettere.

Partiamo dal programma dei film in concorso. C’è da ammetterlo: non è particolarmente ricco di Logo_Festival_2010grandi titoli in grado di attirare e far muovere le “masse” desiderose di onerosi biglietti di ingresso. E non sono di grande richiamo neanche immessi una volta nel mercato cinematografico italiano. Ma questo non è un problema della grande macchina “festivaliana”, anche se in verità potrebbe iniziare anche a porselo. 16 i lungometraggi in gara e 6 quelli fuori concorso. Ho, purtroppo, potuto assistere solo alle proiezioni stampa di un numero esiguo di questi che commento brevemente: Dog Sweat (interessante e stimolante punto di vista iraniano), Heaven-in a better world (sensibile e ben fatto), La scuola è finita (queste eccessivamente pessimistiche visioni giovanilistiche e generazionali mi irritano un po’), Rabbit Hole (eccellenti Nicole Kidman e Aaron Eckhart in una sceneggiatura a tratti scialba) ed Una vita tranquilla (i cui ultimi 5 minuti tediano il giudizio su un davvero ottimo film). Non volendo esprimere giudizi sugli altri, mi limito ad una mia forte perplessità nell’immaginare che questi film possano entrare nella storia del cinema. E purtroppo neanche nella storia del cinema targata 2010. Poi, fuori concorso, un formidabile The Social Network di David Fincher, interpretato da un fenomenale Jesse Eisenberg, attore 27enne di cui ignoravo finanche l’esistenza. Mea culpa.

Procediamo con il Red Carpet: se Nicole Kidman è la grande assente da diva hollywoodiana qual’è, la passerella di stars non l’ha fatta rimpiangere. In mezzo a tanti attori e divi a me pressoché sconosciuti, forse a causa di una personale linea televisiva- cinematografica poco incline a quella tipicamente italiana, spiccavano nomi che meritavano davvero autografi ed ore di attesa sia dai giornalisti in prima fila, che dal pubblico dietro le transenne. Il Boss Bruce Springsteen calca il tappeto rosso romano per presentare il (non suo) cortometraggio The Promise, il poco avvicinabile (anche poco visibile causa bassezza) Martin Scorsese omaggia il cinema italiano con la versione restaurata, da lui prodotta, di La Dolce Vita. Poco prima di lui Anita Ekberg ricompare sotto le luci italiane dopo 50 anni dal grande film: quando anche le bellissime invecchiano, diviene lapalissiana una riflessione sull’inesorabile fluire dell’età. E poi le presenze di due bellissime Keira Knightley ed Eva Mendes, il neo Premio Marc’Aurelio Julianne Moore, il divo di Bollywood Shah Ruhk Khan, Jesse Eisenberg, Aaron Eckhart e Fanny Ardant. Buona la presenza anche di artisti italiani: Sergio Castellitto, presidente della giuria internazionale, Mario Monicelli, Gabriele Salvatores, Margherita Buy, Silvio Orlando, Toni Servillo, le sorelle Comencini, Ricky Tognazzi e tanti altri.

Terminiamo con il contorno: insalatine e verdure che rendono il piatto di portata più prelibato e visivamente appetibile. Purtroppo non si può ignorare che la logistica e l’urbanistica di una città come Roma mal si prestano ad un Festival pretenzioso che vuole essere davvero internazionale. Ho provato a muovermi con tutti i mezzi possibili ed immaginabili, tanto per sperimentarmi e verificarne problematiche e complessità. Tentativo numero 1, taxi: miseramente fallito con un conto da capogiro a causa del traffico malgestito che il centro di Roma (più o meno) ovviamente comporta. E non regolato e migliorato in concomitanza con la manifestazione. Tentativo numero 2, bus: oltre ad avere lo stesso problema del precedente, sono anche piccoli, scomodi e maleodoranti. Tentativo numero 3, scooter: la soluzione è la migliore, mi svincola dal traffico e mi permette qualche libertà che spero non sia stata monitorata dalle telecamere. Per poi arrivare all’Auditorium e perdere quel tempo guadagnato lungo la strada alla ricerca disperata di un parcheggio.
All’interno dell’Auditorium ci sono pecche in un personale poco informato ed istruito: ho vagato 10 minuti tra una domanda ed un’altra per scoprire che il guardaroba si trovava proprio accanto alla sala che mi attendeva. In compenso la mondanità by night ha rimediato alle tante pecche organizzative: party, mostre, congressi ed incontri internazionali hanno ravvivato e impreziosito la vita della Capitale. Star internazionali, grandi attori, attorucoli, aspiranti veline, tanti figli di papà e anche qualche figlio di (…) mamma: sono stati avvistati a casa Gucci, o a quella Bulgari, al Maxxi o al Bernini Bristol ecc ecc ecc. Si sa, quando c’è da festeggiare, da farsi paparazzare e mangiare a scrocco, chi vorrebbe mai mancare?

Un piccolo appunto ad un vero e proprio evento nell’evento: “Tutti a casa”, proprio la sera del primo giorno della Festa, ha unito attori e registi, sceneggiatori ed operatori, in una vera e propria occupazione pacifica del red carpet. Una protesta partita nel pomeriggio e allungata sino a tarda serata per protestare contro i tagli ai Fondi dello Spettacolo che Governo e Ministeri hanno apportato negli ultimi due anni di “politiche” culturali. Ed anche per il mancato rinnovo delle agevolazioni fiscali per il settore. Tra i tanti volti noti, Kim Rossi StuartPaolo Virzì con Micaela Ramazzotti,  le sorelle ComenciniEttore ScolaPaolo SorrentinoMarco RisiNeri Marcorè, Marco BellocchioIsabella Ferrari, Elio Germano e Valeria Golino. Appoggio anche dalla Giuria Internazionale nella persona di Sergio Castellitto e solidarietà dalle attrici Keira Knightley ed Eva Mendes.
Un episodio sintomatico di una storia cinematografica italiana, quella degli ultimi anni, che trabocca di paradossi e nefandezze e che rappresenta le logiche illogiche dello stesso Festival, nella sua non ottimale cura del dettaglio e nei suoi, talvolta, eccessi di presunzione. Ma che, lasciatemelo dire, merita comunque un applauso. Il Festival dopotutto rispecchia costumi e scostumatezze italiane, e lo fa davvero perfettamente. Nel bene e nel male.

Ecco il lungo elenco dei premiati durante la cerimonia finale:
- Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film: Kill Me Please di Olias Barc
- Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio: Hævnen – In a Better World di Susanne Bie
- Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio: Poll di Chris Kraus
- Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore: Toni Servillo per Una vita tranquill
- Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice: tutto il cast femminile di Las Buenas hierba
- Targa Speciale del Presidente della Repubblica Italiana al film che meglio mette in rilievo i valori umani e sociali: Dog Sweat di Hossein Keshavar
- Premio Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film – BNL: Hævnen – In a Better World di Susanne Bie
- Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione L’Altro Cinema | Extra: De Regenmakers di Floris-Jan Van Luy
- Premio Marc’Aurelio Esordienti: Kaspar Munk per Hold Om Mi
- Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i 12 anni: I Want To Be a Soldier di Christian Molin
- Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i 12 anni: Adem di Hans Van Nuffel

Lunga vita al cinema, quello vero. Sempre e comunque.

Francesco Salvatore Cagnazzo
Foto per gentile concessione dell'Ufficio Stampa del Festival Internazionale del Cinema di Roma


The Social Network, regia di D. Fincher

img2"You don't get to 500 million friends without making a few enemies”.
C'era un uomo una volta, o meglio un regista, che si chiamava David Fincher: il suo lungo viaggio nel fantastico mondo cinematografico non l'ha sempre portato verso orizzonti dorati, barcollando tra titoli deludenti (Alien 3, The Game, Panic Room), opere medie (Zodiac, Il curioso caso di Benjamin Button) e grandi successi (Seven, Fight Club), David ha deciso di buttarsi a capofitto nella realizzazione del classico film “da oscar”. L'occasione arriva, niente poco di meno, con il libro di Ben Mezrich Miliardari per caso- L'invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento, sceneggiato ed adattato sul grande schermo da Aaron Sorkin (La guerra di Charlie Wilson).

Come già il titolo del libro anticipa, la storia ruota attorno a Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), uno studente dell'università di Harvard che, insieme al migliore amico Eduardo Saverin (Andrew Garfield) fonderà e creerà il famosissimo social network Facebook.
Attraverso due differenti tempi di narrazione (dalla creazione, ai seguenti e lontani problemi giuridici), ci verrà raccontata non solo una storia di amicizia, tradimenti e rimpianti, ma anche di ambizione e oscurità, della famosa scalata verso il successo di un'America odierna, non più Img1splendente, meritevole, regno dei cosiddetti “sciacalli”.
Tutto il mondo impazzisce per Facebook, di conseguenza tutto il pubblico ama The Social Network:  l'opera di Fincher sembra aver acquisito il consenso di molti, presentata in anteprima assoluta al Festival Internazionale del Film di Roma, etichettata perfino dalla rivista Rolling Stone come il film dell'anno e, quasi sicuramente, una delle grandi protagoniste dei prossimi Oscar 2011.

Diciamo che Fincher già ci aveva provato, con il suo Benjamin Button nel 2008, seppur alla fine ne uscì con solo tre statuette per trucco, scenografia ed effetti speciali. La meravigliosa “favola” tratta da Racconti dell'età del jazz di Scott Fitzgerald, si era soffermata tra la perfezione e l'eccessiva staticità del racconto stesso, perdendo quel sentimento realistico di fondo.
The Social Network, invece, richiama il talento di Fincher nel suo ruolo da regista, confezionando un prodotto ottimo nella sua esteriorità, nella divisione dei due racconti assemblati e nella bravura di un inaspettato cast (da menzionare, tra i tanti, anche il bravo Justin Timberlake), ma tuttavia donando la netta impressione di cedere su ben altri fronti.
Quello che viene mostrato, ad una prima occhiata della pellicola, è un percorso con una scarsa quantità di elementi rilevanti: la psicologia dei personaggi non viene approfondita abbastanza e la lotta giuridica, contro le cause mosse ai danni di Zuckerberg, non genera tensione.
Se la prima parte della pellicola richiama ai gioiosi passatempi di un gruppo di studenti che, tra img3donne da etichettare con divertenti voti e prove da classiche confraternite, ci ricordano tanto commedie americane e scenari alla The Skulls, il secondo tempo recupera il terreno perduto, invogliando alla visione e alla scoperta dell'epilogo. Un epilogo che ad ogni modo non soddisfa, dal momento che il protagonista, Zuckerberg, ambiguo ed interessante, non viene scomposto più di tanto ai nostri occhi.
Le spiegazioni vengono meno nella loro essenzialità emotiva e i vari escamotage riempitivi, campati spesso in aria, come quello di Christy Lee (Brenda Song), nella pellicola ragazza di Eduardo, che di colpo verso la fine si trasforma in una gelosa psicopatica, diventano irritanti ed antipatici.
In un cinema che, man a mano, sta perdendo di inventiva e di storie di raccontare, c'è da chiedersi perchè sia stato necessario trasportarne una come quella di Facebook che, dividendosi tra momenti divertenti ed attimi di riflessione, ci lascia con la sensazione di nullità ed artificiosità.
Il ragazzino genio è diventato miliardario, senza amici veri accanto e con un'amicizia in attesa di risposta da parte della sua ex ragazza: cosa abbiamo imparato?

Alessia Grasso

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