Giovedì, 08 Marzo 2012 11:51

A. Camilleri, Il diavolo certamente

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DIAVOLO-CERTAMENTEChe la scrittura di Andrea Camilleri fosse pungente e a tratti tagliente non è mai stato un segreto, ma con Il diavolo, certamente il maestro agrigentino tocca il culmine massimo dell’amara ironia. Il libro si presenta come una raccolta di 33 brevissimi racconti ognuno originariamente di 3 pagine, come a voler legare la sua opera a questo numero che del diavolo è la metà.



Si ride amaramente, ci si sofferma a pensare che spesso ci si è ritrovati nelle situazioni descritte con la differenza che, nella maggior parte dei casi, si tira un sospiro di sollievo pensando che quella volta, a noi, era andata meglio. Qui siamo invece davanti al peggio, alla devastazione, si tocca il fondo e non si risale neppure.
I furbetti vengono puniti, i grandi amori vanificati, tradimenti antichi riemergono, vecchie passioni riaffiorano, grandi amori diventano mortali, la quotidianità della più tranquilla delle coppie è solo finzione, i bambini sono estremamente cattivi, gli uomini sostanzialmente deboli, le donne subdole traditrici. Tutto a discapito di qualcuno. L’ordine viene modificato non senza conseguenze, sentimenti impensabili vengono provati da persone che non dovrebbero provarli, e in ogni racconto troviamo dei personaggi caratterialmente e sentimentalmente antagonisti: da una parte il cinico, freddo e calcolatore e dall’altra l’eterno buono, pieno di ottime intenzioni e amorevoli propositi. Ma il protagonista principale è lui, il diavolo, che in maniera celata e lasciando decidere al lettore come e quanto, interviene sulle vicende affrontate dai vari protagonisti. Il finale è sempre inaspettato, come a voler essere un avvertimento duro per coloro che, davvero nella vita reale, affrontano le situazione descritte e spesso le vivono alla stessa maniera dei protagonisti di Camilleri: può andar bene una volta, ma se il diavolo ci mette lo zampino allora possiamo stare certi che la fine descritta dall’autore è quella che ci spetta o peggio spetta a chi ci sta vicino.

Già, perché non sempre la cattiveria ricade su chi compie le azioni, ma a volte tocca all’oggetto dei cattivi pensieri, alla persona che non si sopporta, a chi si vorrebbe eliminare, cancellare, distruggere. O peggio a una persona che si dovrebbe amare o almeno rispettare e che invece alla fine subisce, ignara di tutto, le macchinazioni e i pessimi comportamenti altrui. E il finale non è mai lieto, si piangono lacrime di coccodrillo, si fa del bene che diventa letale, si ricominciare a ferire, si tira un sospiro di sollievo per non essere stati scoperti o alla peggio, si muore.
I racconti si leggono tutti d’un fiato, uno tira l’altro, con la bocca distorta in una smorfia che sembra un sorriso, ma che in realtà cela insieme un brivido di paura e un sospiro di sollievo.
Un Camilleri un po’ noir, ma sempre ironico si diverte a provocare il lettore, che amaramente accusa il colpo e si distacca, si allontana e cerca le colpe al di fuori di se: “Annidato nell’ombra, travestito abilmente, pronto a scoperchiare la vita: è il diavolo, certamente”.

A. Camilleri, Il diavolo, certamente, Libellule Mondadori, pp.171, € 10,00

Caterina Altamore

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