Lunedì, 13 Giugno 2011 12:10

Il ragazzo con la bicicletta, regia di J. e L. Dardenne

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

locandinaUn sacchetto pieno di pizzette, rustici e pane di fine giornata di un supermercato, intrufolato di nascosto nel cinema, sicuramente non ha aiutato nella “digestione” del film, ma va detto che anche prima di ingurgitare quegli alimenti rimasti sulla pancia per almeno un giorno, le sensazioni su Il ragazzo con la bicicletta non erano molto positive.


Sarà per una specie di pregiudizio culturale di fronte ai film di provenienza belga e francese degli ultimi venti anni, ma la proiezione dell’opera ha confermato tutti i pronostici della vigilia.

Il ragazzo con la bicicletta, film tutto belga dai registi, i fratelli Dardenne, agli attori, è una storia che trasmette un senso di già visto, sicuramente non regala sorprese e lo spettatore sa già cosa aspettarsi per tutta la durata del film. La storia è quella vista e rivista del bambino (Thomas Doret) in riformatorio lasciato dal padre che non vuole più vederlo nonostante lui lo cerchi costantemente; del ragazzo si prenderà cura una donna (Cecile De France, protagonista in Hereafter) che lo ospita durante i week-end e che inizialmente non viene accettata come figura materna, ma con la quale si ricongiungerà in uno scontato lieto fine dopo aver passato guai giudiziari dovuti alla classica frequentazione del bulletto di quartiere, che prova a metterlo sulla cattiva strada. Il tutto nel grigio panorama di una cittadina belga, per la quale il ragazzino si aggira vorticosamente con la sua bicicletta, l’oggetto al quale è più legato, una bicicletta alla quale si attacca come ad una compagna di vita, nello smarrimento dovuto all’abbandono del padre.

La trama, insomma, non ha molto di originale, ma anche il “formato” dell’opera lascia a desiderare: spesso si ha la sensazione che le scene siano tirate via, tagliate in fretta, mentre si passa rapidamente da una sequenza all’altra senza un minimo di armonia, come se ci fosse la fretta di chiudere il lavoro. Anche il finale è in linea con il resto del film, con lo schermo che si oscura  all’improvviso facendo partire i titoli di coda, lasciando lo spettatore in sospeso sul destino del ragazzo dopo un incidente avuto come conseguenza della sua precedente esperienza “criminale”.
Così, mentre si esce dalla sala, viene il sospetto che quella pesantezza nello stomaco non sia dovuta alle pizzette, ma all’effetto della proiezione…

Alan Di Forte

Letto 1311 volte

MArteMagazine © 2007 | Associazione Culturale Procult . Tutti i diritti riservati


Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare l’esperienza di navigazione e per inviarti servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie Per saperne di più visita la nostra sezione privacy policy.

  
EU Cookie Directive Module Information