Lunedì, 05 Luglio 2010 09:33

Roma incontra il Mondo: Gabin, Teatro degli Orrori, Cristina Donà

Scritto da Laura Fioravanti, Paola D'Angelo, Chiara Macchiarulo
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[MUSICA]

Roma_incontra_il_mondoROMA- Anche quest’anno Roma Incontra il Mondo al Laghetto di Villa Ada. Tra i primi artisti a esibirsi nella manifestazione che da diciassette anni ospita sonorità dall’Italia e dal mondo, lo scorso 20 giugno, Il Teatro degli Orrori e il 22 giugno, Cristina Donà.

 



Third & Double

gabin_2ROMA- Chi meglio di un duo romano e cosmopolita che porta il nome di Gabin poteva avviare il festival estivo di musica Roma Incontra Il Mondo 2010 ?! Filippo Clary e Massimo Bottini, reduci dalla fortunatissima uscita del nuovo album Third and Double, doppio cd in commercio da marzo animano la prima e lunga notte di venerdì 18 giugno...
A quattro anni di distanza dal precedente lavoro e conseguente tour ci faranno ascoltare i brani nuovi anche grazie all'ausilio della voce di Mia Cooper, caposaldo nelle loro produzioni da molti anni.

Il live inizia subito sullo stile morbido e affascinante nel new jazz con venature elettroniche. Maestralmente guidati dalle mani di Filippo Clary al computer e sampler che smonta e rimonta i pezzi a suo piacimento, il pubblico è continuamente incitato a battere le mani, come solo un vero Dj della vecchia guardia sa fare.
Il parterre si scalda nell'attesa dell'interminabile carrellata di successi: jazz contemporaneo e sonorità vellutate come “The Alchemist”, “Lost and Found” e “Life Can Be So Beautiful senza mai dimenticare però I magnifici brani d'annata che li hanno resi famosi a livello internazionale quali  “La Maison”, “Doo Uap, Doo Uap, Doo Ua” e “Into My Soul”.
Il pubblico è sempre rimasto con gli occhi puntati sul palco, immerso e coinvolto in un poliedrico show di musica e contaminazioni. Brani che tutti ascoltiamo in radio 24 ore su 24, quelli nuovi, ma anche i vecchi ci hanno fatto scatenare per lungo tempo e rimangono apprezzatissimi nonostante gli anni passati perchè ricchi di soul e nu jazz che li rendono sempre contemporanei. gabin_6

Tra la gente del pubblico tanti amici che Filippo Clary saluta e ringrazia e con cui si intrattiene spesso dialogando. Ad accompagnare il duo Eric Daniel ai fiati, Piero Masciarelli alla chitarra, Carlos Sarmiento per tastiere e congas e Marcello Surace alla batteria. Poi l'arrivo in scena di Z Star, cantautrice anglo-caraibica che collabora con i Gabin nel nuovo album in “Slow Dancin' Dans La Maison” una sensualissima ballata in cui la cantante mette anima e corpo interpretando ogni nota con la sua profonda e graffiante voce afro, regalandoci poi anche un pezzo estremamente funky “Freedom” in cui si esibisce in tutta la sua dote canora e che infuoca il palco, ma anche il pubblico. E via così fino alla rockeggiante e sfrenata “Wicked” cantata da Nadeah Miranda dei Nouvelle Vague, bionda e smaliziata interprete che con movenze azzardate si muove da un lato all'altro del palco come dinamite!
Oltre due ore di buona musica fatta da ottimi interpreti, protagonisti di una scena italiana, quella nu jazz che ha sempre più voce in capitolo a livello mondiale.

Laura Fioravanti

 



Teatro degli Orrori: voce e coscienza del popolo

Il_Teatro_Degli_OrroriE’ a dir poco sorprendente la crescente attenzione che continua a riversarsi su Il Teatro degli Orrori. A Roma, nell’ultimo anno, li abbiamo visti svariate volte e in tutte le occasioni il live ha registrato un numero sempre più alto di pubblico.

La forza di questa band risiede anche nella capacità di presentarsi con un volto sempre diverso e di non subire, o non far trapelare, la stanchezza che una lunga e intensa tournèe può causare.
Villa Ada, nonostante le previsioni del tempo lasciassero pensare il peggio, ha accolto un gran numero di fan. Il concerto inizia in una sorta di calma apparente. La distanza tra il palco e le transenne aumenta le probabilità per Capovilla di sfracellarsi al suolo durante i suoi abituali stage diving, ma il demonio che è in lui non si lascia sopraffare dalla paura. Con un colpo di reni si lancia sul pubblico che immancabilmente lo placca per poi restituirlo integro alla security.

La scaletta è quella di sempre (all’appello manca solo “Direzioni Diverse”) e lo show si carica di minuto in minuto, di brano in brano e di parola in parola.

Come abbiamo detto più volte, e da quanto leggiamo nella loro biografia, il nome della band è un tributo al teatro della crudeltà di Antonin Artaud (1896 – 1948). Ma se osserviamo bene cosa accade durante gli show o ascoltiamo con attenzione i testi dei brani, ci rendiamo subito conto che l’ispirazione non si limita solo al nome, ma si allarga anche alla messa in pratica delle teorie teatrali. Secondo Autard le rappresentazioni dovevano trasformarsi in uno strumento utile alla purificazione dei sentimenti brutali dell’essere umano, ma non solo: il linguaggio, la luce e i suoni si dovevano rivolgere principalmente alla sfera sensoriale.
L’attore, interpretando il ruolo di un personaggio solitamente vile e crudele, si trasforma così nell’oggetto verso cui rivolgere le proprie ire.
Al centro dell’esperienza sensoriale deve esserci lo spettatore che, partecipando attivamente ed emotivamente, è indotto così a guardare dentro il proprio io.
Pier Paolo Capovilla, assumendo sul palco un atteggiamento beffardo e derisorio, utilizzando gesti provocatori e parole che penetrano fin dentro la coscienza si è fatto moderno portavoce delle teorie artaurdiane, supportato da dei musicisti che creano la giusta ambientazione.
Assistere al concerto de Il Teatro degli Orrori è un’esperienza che va vissuta fino in fondo e proprio per questo motivo è necessario lasciarsi abbandonare agli istinti. La loro non è solo dell’ottima musica, ma è anche, e soprattutto, una voce per il popolo.

Paola D’Angelo



Specchio di pioggia e asfalto: Cristina Donà

don2L’artista milanese era attesissima, in quanto assente dalle scene da circa un anno per maternità. E con un curriculum come il suo e un’esperienza live e studio così ricca, la cosa non sorprende affatto.
Villa Ada rimane una cornice d’eccezione intorno agli artisti che vi si esibiscono, e con i suoi alberi e i suoi spazi accoglie suoni, visi e colori. Nemmeno la pioggia che ha notevolmente rinfrescato l’aria è riuscita a fermare il pubblico di Cristina Donà, che ha regalato loro due ore di un live alternatamente intimo e coinvolgente.
Era la prima volta che ci capitava di intercettare quest’artista così emozionante, e ci saremmo aspettati di trovare una persona timida e introversa, a giudicare dai suoi testi così sottili e dalla sua voce così morbida. Invece la Donà sorprende piacevolmente in questo senso: non si prende troppo sul serio, e non solo canta, ma intrattiene, diverte, e rende spettacolo un concerto che ci saremmo aspettati interamente emotivo. E l’inizio, infatti ci conferma le aspettative.

Si comincia con “Settembre” (da La quinta stagione, 2007), e la voce sola, protagonista assoluta della prima parte del brano, ci introduce a quel mondo di percezioni e sfumature tutto personale di Cristina Donà.

Seguono “Migrazioni” (La quinta stagione), “L’ultima giornata di sole” (da Nido, 1999) e la dichiarazione d’amore di “Stelle buone”, da Tregua (1997), primo lavoro della cantautrice lombarda.
La Donà scherza sulla temperatura: di certo ha notato anche lei quella nebbia che avvolge leggera la superficie dell’acqua del laghetto dove nuotano distratte le folaghe.
Dopo le stelle si passa all’“Universo” (La quinta stagione), suo singolo col forse migliore air play radiofonico.
È poi il momento della divertente “Volevo essere altrove” (da Nido, 1999), collage di disavventure quotidiane in sonorità che definiremmo jazzate, su cui il batterista Piero Monterisi imbastisce un lungo e virtuoso assolo di batteria. Arriva anche, attesa, “Goccia” (Nido), altro classico del suo repertorio; qui l’emozione si rifà palpabile, e si vedono coppie stringersi e accennare lenti improvvisati.
Incursione nel rock con “Triathlon” (da Dove sei tu, 2003), che ci presenta la Donà donna arrabbiata.
Nuovo momento raccolto con “Labbra blu” dei Diaframma, brano spesso eseguito in duetto con Federico Fiumani durante diversi live. Ci si avvia verso la conclusione con “L’aridità dell’aria” (Tregua).
Finale intimista, dunque, a parziale conferma di quanto ci si aspettava.

Chiara Macchiarulo

Letto 4309 volte Ultima modifica il Mercoledì, 05 Gennaio 2011 13:50

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