Venerdì, 11 Maggio 2012 09:08

E’ matrice Meganoidi, altro che disagio!

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“Ma siamo ancora in tempo per cambiare il titolo?” “Ma si dai è un attimo! In Granvanoeli avevamo aggiunto pezzi di testi dopo aver consegnato le grafiche”. E’ il 19 aprile e il palco del Circolo degli Artisti si prepara ad ospitare l’ultimo colpo di cannone dei Meganoidi, Welcome in Disagio (almeno fino a questa intervista!), uscito il 6 aprile.



Tra risate, sfottò e abitudini alimentari Luca Guercio, Davide Di Muzio e Riccardo Armeni ci hanno raccontato, in una simpatica chiacchierata, del nuovo disco, della loro musica dopo 15 anni, del tour e di un legame con i fan che pochi possono vantare.

Innanzitutto spiegateci il nome del disco, perché Welcome in Disagio?
Luca Guercio
: Welcome in Disagio perché a noi fa ridere dare il benvenuto a qualcosa che non ti aspetti o che comunque non è una bella sensazione. Però è fondamentalmente un ossimoro: non dai il benvenuto a una cosa del 1genere però se arriva la fai arrivare. Infatti vedi anche la copertina: c’è quest’albero morto in mezzo al mare che però è molto colorato con la scimmietta e le foglie che stanno arrivando. Dall’altra parte c’è un disagio, è una ripartenza.
Riccardo Armeni: Anche un po’ per sdrammatizzare su un periodo così negativo da molti punti di vista. Con la positività puoi cercare di dare un’energia senza dimenticare i problemi quali sono. Noi ci riflettiamo, i testi li hanno scritti Davide e Luca ma fondamentalmente parlano di quello che ci succede intorno. E’ allegra ma allo stesso tempo sta facendo vedere una situazione abbastanza assurda.
Luca Guercio: è un invito soprattutto a non prendere le cose troppo sul serio o a prendersi troppo sul serio.
Davide Di Muzio: E’ un modo di accettare in maniera positiva qualcosa che comunque è fisiologico. Perché un disagio è fisiologico: se tu non provi disagio non puoi provare il piacere.
Riccardo Armeni: Non puoi neanche reagire al disagio se non te ne accorgi.
Davide Di Muzio: Sei un disagiato!
Riccardo Armeni: Sì! A Genova viene chiamato “mugugno” che è questo lamento, il vedere sempre il negativo in ciò che ci circonda però in maniera passiva. Quindi di fatto rimane solo il lamento, la visione solo ed esclusivamente negativa, senza una ripartenza.
Luca Guercio: Esiste anche da altre parti, si chiamerà in un altro modo.
Davide Di Muzio: A li mortè!?
Luca Guercio: è una cosa molto italiana: lamentarsi ma poi stare lì a guardare.

Dopo l’ottimo lavoro fatto in Al Posto del Fuoco (2009) sembra che Welcome in Disagio vada un po’ ad unire quei due “imperi” in cui in questi 15 anni ormai si sono andati a dividere i vostri fan. E’ stato voluto o casuale?
Davide
: Vero, è una cosa di cui ci siamo resi conto anche noi.
Luca: No, è stata una cosa casuale: in realtà era già iniziata con Al Posto del Fuoco, per cui c’era stata l’unione del vecchio pubblico col nuovo, ma anche perché abbiamo ripreso a suonare alcuni brani dal vivo che non suonavamo da tempo. Quindi risuonando alcuni pezzi abbiamo rivalorizzato i pezzi nuovi e quindi si è creato un pubblico A+B.
4Riccardo: A livello compositivo ci siamo detti in maniera più chiara e serena che la nostra indole rock e (chiamiamola) pop doveva essere accettata ed espressa per quello che era.
Davide: E dovevano convivere insieme.
Riccardo: Perché esistono esattamente alla stessa maniera nel nostro modo di scrivere. Un pezzo all’interno del disco come “Ghiaccio” o come….(non ricorda il titolo, ndr)
Luca: Dì “quello che ti salta in mente” (è una traccia del disco, ndr)
Davide: Insalata!
RA: Sì, “Quello Che Ti Salta in Mente”! Io sono rimasto ancora ai titoli provvisori da saletta tipo tua, mia… Va beh, comunque ci sono dei pezzi che sembrano diametralmente opposti. Uno che più o meno ha seguito la storia dei Meganoidi in questo disco sente un equilibrio, una pace, tra le due anime.
Davide: Da Al Posto del Fuoco abbiamo ottenuto una specie di equilibrio artistico, nel senso che si è consolidata una formazione e un certo modo di lavorare e di comporre che sta diventando il nostro modus operandi con cui ci troviamo bene e riusciamo ad ottenere dei buoni risultati.
Luca: Secondo me è anche un po’ l’alimentazione, mangiamo meglio! (segue un dibattito poco convincente sul ruolo dell’alimentazione, ndr).

Siete anche tornati ai titoli mix italiano/inglese e, per quello che ho sentito, vi siete buttati alle spalle un po’ della malinconia che si respirava nei lavori precedenti. E’ così o è solo mimetizzata?
Davide
: In Welcome in Disagio c’è spensieratezza mascherata, è celata. Noi alla fine dei conti siamo spensierati!
Luca: Perché la spensieratezza è come la ricchezza, non bisogna ostentarla…
Davide: Esatto, non bisogna far vedere che giriamo in roulotte…(ridono, ndr)
Luca: Prima si sentiva un po’ di più il nervo, per certi versi in alcune frazioni era anche un po’ più incazzato. Questo disco è più di petto, ha dei punti un po’ più spensierati e ironici, anche irriverenti, altri che sono semplicemente 6un’analisi sull’incapacità di trovarsi bene in questo mondo che non ti rappresenta il più delle volte però ci devi vivere. Quindi bisogna fermarsi e ripartire.
Davide: Dalla terra.
Luca: E anche dalla terra, dall’alimentazione... (ricominciano…, ndr)

Mi raccontate com’è nata l’idea del video di “Milioni di Pezzi”? Un videoclip al passo con i social network…
Luca
: E’ nata ragionando sul fatto che è da quasi 15 anni che pur avendo cambiato genere più volte e avendo cambiato mille volte direzioni comunque il nostro pubblico, tra quello vecchio e quello nuovo, ci ha sempre sostenuto. Quindi visto che abbiamo dei sostenitori da tutte le parti d’Italia,anche per abbattere un po’ le barriere, per evitare di fare un video in cui ci fossero i 30 amici di Genova, abbiamo detto “mandateci le foto, così intanto ci mettete la faccia come noi”. Poi ne sono arrivate tantissime…
Riccardo: Tantissime denunce!
Luca: Ne sono arrivate quasi 1500, poi abbiamo preso quelle con la liberatoria, le abbiamo scremate un po’, e poi abbiamo anche messo delle facce di nostri amici che non hanno partecipato a questo “contest”. Il mio cane ce l’ho messo, è rimasto lì a non giudicare il mio taglio di capelli.
Davide: Che è anche il verso di un pezzo, viene citato “il mio cane”.
Luca: Perché mettere il cane di un altro, poi magari mi denuncia. Il cane.

Nei primi anni parlavate spesso della vostra sorpresa per il successo su Mtv e della fortuna che avevate avuto ad essere stati nel posto giusto e nel momento giusto. A distanza di quasi 15 anni secondo voi è ancora una questione di fortuna o è cambiato qualcosa?
Luca
: Quello è vero a prescindere. Alcuni dicono “se ci credi arrivi” ma non è vero un cazzo, perché c’è gente che ci crede una vita e non ci riesce.
Riccardo: Bisogna lavorare bene, come in tutti gli ambiti. Ci sono delle regole di mercato che poi ti tagliano fuori. Non solo nell’ambito mainstream o pop, anche nell’ambito superalternativo. Ci sono delle regole ovunque. Noi abbiamo sempre fatto un nostro percorso e stasera siamo al Circolo degli Artisti per suonare, abbiamo un tour nonostante le difficoltà, perché le difficoltà ci sono. Poi ci vuole tenacia. Finché le cose vanno bene è facile stare sereni ma se ci credi veramente devi insistere. Dieci anni fa non avrei mai creduto di arrivare a 6 dischi con quello che ci è successo ma non perché non ci credevo, perché è difficile, ottieni tanto ma poi anche è una scelta, è la nostra scelta di vita, comunque tosta come scelta.
Luca: Siamo stati anche fortunati, ma non è solo fortuna, è proprio un discorso di sincerità che instauri col tuo pubblico. Il fatto di non aver seguito queste regole per certi versi ci ha sei segato dei canali, ma non la fiducia. C’è ancora gente adesso che viene per i pezzi vecchi e ascolta quelli nuovi, cioè c’è un bel rapporto.
Davide: Nel momento in cui ve
7dono la sincerità… quella la si percepisce sempre. Credo che noi siamo stati sempre sinceri ed è questo che ha pagato. Noi siamo qui forse e soprattutto per questo.

Come si collocano i pezzi storici nei live?
Davide
: I nostri fan hanno 40 anni! Ma è giusto, sono pezzi divertenti che non rinneghiamo. Erano pezzi che abbiamo concepito all’età di 18 anni, spensierati, ed è giusto che fanno parte della nostra vita e come i giocattoli di quando eri piccolo, qualcosa te lo tieni.
Riccardo: E’ un modo per far fluire meglio il concerto. A noi interessa far capire che i Meganoidi non sono solo “Meganoidi”, “Supereroi”, “Zeta Reticoli” e “King of Ska” ma sono sei dischi. Il concetto però era quello: non farli sembrava quasi una sfida, un fissarsi contro questa cosa qua.
Luca: Ed è successo tra l’altro…
Riccardo: Per un tour, quello di Granvanoeli, non li facevamo perché abbiamo privilegiato un certo tipo di suono, Granvanoeli era un disco anche particolare. Adesso ci siamo un po’ rasserenati sul fatto che a prescindere da quei pezzi o meno il concerto racconta una storia e comunque è un anima presente. In maniera diversa oggi non scriveremo più un pezzo come “Supereroi” ma abbiamo scritto un pezzo come… come si chiama? (ndr, scoppia l’ilarità)
.
Davide: “Quello che Ti Salta in Mente”.
Riccardo: Ecco, che in maniera diversa però ha un energia libera che può in qualche modo essere l’evoluzione di quel modo di intendere la nostra musica.
Davide: Stessa sensazione, con un po’ di anni d’esperienza e un altro modo di scrivere. Alla fine il risultato è lo stesso con altro tipo di prodotto.

Altre band si sono trovate davanti ad una vera e propria rivolta popolare dopo il cambio di rotta, vedi Il Teatro degli Orrori…
Riccardo
: Anche noi ci siamo passati, soprattutto nei primi tempi durante il primo mini tour dell’Ep And Then We Met Impero. Noi venivamo da “Zeta Reticoli” e da Inside the Loop, Stupendo Sensation e portavamo, anche in maniera autolesionista, un concept album suonato tutto di fila. Facevamo anche altri pezzi, però quando si arrivava al concept di mezz’ora noi lo facevamo di seguito. E…
Luca: C’è gente che è andata via con il deambulatore…
Riccardo: Però ora abbiamo tanti tour alle spalle, fa parte della storia di un gruppo quello di passar
9e da periodi in cui uno si gioca certe carte e poi va avanti.
Luca: La fase creativa di un gruppo ha un suo periodo di “adolescenza”, di conflitto, in cui dice “aspetta un attimo, cosa mi piace? cosa faccio?” magari il periodo che ascolti un sacco di roba.
Davide: Tipo quando ti fai l’orecchino, torni a casa e dici “no, sto bene” , a 40 anni dici “com’ero scemo con l’orecchino”. E’ uguale!
Riccardo: Ecco, ora perché sono l’unico con l’orecchino non è che devi dire sta cosa…
Davide: No, a te sta bene però…

Oggi l’autoproduzione, forse più di ieri, è soprattutto una necessità, con i suoi lati negativi e positivi. Non ci sono occasioni fattibili per uscire dall’autoproduzione o non ne trovate il bisogno?
Davide
: E’ una scelta che abbiamo intrapreso sin dall’inizio e ci va bene così, poi non si sa mai…
Luca: Noi abbiamo rifiutato dei rapporti con le major in un periodo in cui, secondo me, è stato giusto farlo. Eravamo in un periodo talmente di confusione nostra che probabilmente non saremmo più esistiti perché poi ti segano le gambe giustamente: loro ti chiedono una cosa tu fai dell’altro e si conclude male un rapporto lavorativo. Adesso con un certo tipo di maturità siamo ancora un gruppo autoprodotto ma ad un tavolo a parlare con una major adesso, con 15 anni di esperienza, ci parlerei pure ma con un ottica diversa. Però non succederà perché non ne abbiamo bisogno, viviamo la parte creativa così: ci fermiamo e cominciamo a scrivere… però mi rendo anche conto che è più facile la vita quando hai un supporto grosso dietro.
Davide: Ci sono pro e contro… sotto altri versi è più difficile. Noi abbiamo accettato questo modo di lavorare da tempo, è un modo collaudato e credo che non ci sono grossi problemi, se non quelli economici. Che comunque ci sono anche per il meccanico, per il panettiere… per chiunque.

Avete sempre parlato di cambiamenti di rotta ispirati dalla semplice voglia di sperimentare e basta, ma dietro ogni sfumatura musicale che prende direzioni diverse credo che ci sia sempre qualcosa di personale. Ad esempio mi è sembrato che foste particolarmente attaccati al cambiamento di Al Posto del Fuoco tanto che lo avevate definito il lavoro più sincero. Come si colloca Welcome in Disagio?
Davide
: E’ sincero tanto quanto…
Luca: E’ cambiato tutto da Al posto del Fuoco in poi. Anche nella formazione, il gruppo si è dovuto riequilibrare. Noi tre siamo sempre i soliti e ci saremo sempre, ma per esempio Mattia (Cominotto, ndr) è passato dal suonare con noi al rimanere in studio, è venuto Bernardo (Russo, ndr). Quindi aggiungi una chitarra, io ho cominciato a suonare molto più la chitarra che la tromba…
Davide: E’ andato via un sassofonista… Quindi sono successe un sacco di cose, adesso quest’equilibrio noi ce l’abbiamo, la via è questa. Io presuppongo che ci sarà una evoluzione a livello qualitativo perché credo che stiamo aumentando la qualità di scrittura, sia di testi che di musica, e non ci saranno grandi cambiamenti e inversioni di rotta come in passato. Sì, credo in un evoluzione qualitativa.
Luca: Di indole noi non siamo un collettivo creativo che tende ad abissare quello già fatto, ma tende a fare un gradino in più. Adesso la matrice è questa ma tenderemo sempre a trovare nuove soluzioni. Comunque è “matrice Meganoidi”, non è pop o rock, è il nostro modo di far musica.
Davide: Sì, che poi è riconoscibile anche nel primo disco alla fine. Ci si evolve, almeno ci si prova.

11Cosa ci dobbiamo aspettare dai prossimi live?
Luca
: è un live-racconto questo, perché c’è tutta la storia dei Meganoidi concentrata in un’ora e 40 minuti.
Davide: Abbiamo aumentato il tempo del live. E’ diventato abbastanza lungo rispetto a quelli precedenti e abbiamo accorciato i tempi morti, è un bel flusso di suono, bello. L’abbiamo sperimentato due settimane fa a Perugia e tra l’altro abbiamo suonato molto tardi, verso l’una e qualcosa di notte, abbiamo finito tardissimo e c’era la stessa gente che c’era all’inizio del concerto. Ed è andata molto bene! Speriamo di replicare la cosa, quadruplicarla e così via, in base alle date!

E allora in bocca al lupo!
Tutti: E crepi!

Che le parole scritte siano limitative (specie se si tratta di interviste) lo sappiamo, ma quando si sale sul palco non rimangono troppi dubbi. Li avevo salutati mentre si avviavano al check sound e mi dicevano “Adesso hai scoperto pure che siamo pirla…”, li ho ritrovati sul palco del Circolo degli Artisti in un’atmosfera che, diversamente dal solito, sembrava una riunione tra amici. Un dialogo continuo che si conclude con Davide che non va di corsa nel camerino ma scende dal palco, davanti, e si mette a chiacchierare con chi fino a poco prima stava religiosamente sostenendo ogni virata meganoide: ora si poga, ora si salta, ora si ascolta con un groppo in gola. Luca era stato di parola quando mi aveva suggerito di andare a sentire un bel concerto quella sera, dei tipi bravi, certi Meganoidi. Altro che supereroi.

Emiliana Pistillo


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