Martedì, 07 Febbraio 2012 07:54

Enrico Carnevale: da MArteLive a Saturnalia

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Enrico Carnevale: da MArteLive a Saturnalia Foto di Sabrina Pic
Il mondo del fumetto ci ha riservato moltissime accoppiate vincenti: dai coniugi Dodson a Walt e Louise Simonson, da Frank Miller e Lynn Harley ai fratelli Hernandez, passando per Leo e per Lorenzo Ortolani.



Anzi, sono soprattutto le coppie di fratelli a entrare più facilmente nelle simpatie di noi lettori, perché quando un fumetto a dimensione familiare riesce, è un fumetto ancora più alla portata di tutti. Enrico Carnevale, vincitore per foto 1la sezione fumetto del MArteLive 2011, questo lo sa bene. I suoi successi da indipendente contano molto, come la sua vittoria presso la kermesse artistica capitolina, o come dimostrerà questo venerdì al Circolo degli Artisti alla mostra 150 artisti per 150 anni. Ma la formula vincente di Enrico è basata sui legami di sangue. Suo fratello Matteo scrive le sceneggiature, lui le illustra con il suo tratto tipico. Del resto, quello che prova per il Fumetto e un vero e proprio amore fraterno.

Ciao Enrico, cominciamo a parlare un po’ di te. Qual è stato a tua memoria il primo incontro con il mondo del fumetto?
Non è una domanda difficile. Come altre volte mi è capitato di raccontare, il primo approccio è avvenuto sotto l’influenza di mio fratello maggiore, Matteo. Quando nacqui lui aveva già questa passione e adorava disegnare fumetti, ed io, nel guardare ciò che faceva per passare il tempo, presi ad imitarlo. Le prime “storie a fumetti”, o comunque in sequenza, risalgono quindi alla primissima infanzia. E’ buffo ripensare a come quelle storie fossero di fatto mute, poiché non ero ancora in grado di scrivere; le uniche due parole che mi feci insegnare prima di andare a scuola furono “inizio” e “fine”, che utilizzavo per segnalare i relativi momenti di ogni racconto.

LunchtimeXAndiamo avanti con gli anni. Durante il liceo hai studiato presso la scuola del fumetto di Cassino. E’ stato difficile dover coniugare le due cose?
Assolutamente no. Di fatto al liceo spesso riuscivo ad ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, concentrando le ore di studio in pochi giorni di chiusa, anziché diluirle nel corso dell’anno; perciò spesso mi capitava di avere tempo libero da dedicare ad altro. Quanto alla Scuola di Fumetto, riguardando indietro adesso, c’è un po’ di rammarico nel non aver sfruttato appieno le possibilità che avevo di imparare: disegnavo poco e a volte controvoglia, e questo semplicemente perché lo vedevo, erroneamente, come un impegno, un dovere, e non sempre come una passione da coltivare.

Durante le selezioni avevi ammesso che le tue fonti di ispirazioni sono varie, e spaziano dal fumetto dark fantasy alla classica produzione Disney. Ma c’è tuttavia uno o più fumetti che ritieni siano stati foto 2fondamentali in maniera prevalente alla tua formazione artistica?
Ce ne sono stati molti. Ciò che finisce per essere fondamentale in ogni genere di formazione, secondo me, è quella particolare cosa che riesce a farti ribaltare le convinzioni che avevi fino a quel momento, che ti fa sorgere dei dubbi, e che ti fa dire: “Ah, dunque c’è anche questo”. Parlando di fumetto quindi, si è trattato di una continua evoluzione nella ricerca del suo reale potenziale comunicativo, che attualmente ha trovato la migliore identificazione nel fumetto d’autore. Parlando di autori per me imprescindibili, ti cito Charles Schulz, Takehiko Inoue, Will Eisner, Frank Miller, Alan Moore, Scott McCloud, Andrea Pazienza e Gipi. Un albo su tutti: “Watchmen”.

Parlaci un po’ di Saturnalia, il tuo progetto autoprodotto.
Saturnalia Smart Publishing (www.facebook.com/saturnaliasmartpublishing) è nato dalla necessità di Gryeph - Tavola 37pubblicizzare i lavori ideati da me e mio fratello Matteo, che è uno sceneggiatore. Abbiamo cominciato con Gryeph – La Saga del Taumaturgo, una graphic novel di genere fantasy, stampata in tiratura limitata e che rappresenta di fatto il nostro “biglietto da visita”. Seppur ancora in fase embrionale, il progetto Saturnalia punta ad essere il marchio identificativo di tutto ciò che verrà fuori dalla nostra creatività e dal nostro lavoro, e che ci permetterà di gestire le cose senza eccessivi vincoli contenutistici e procedurali. Va da sé che l’obiettivo della crescita di Saturnalia è concreto, nonostante un simile compito richieda tempo, impegno ed esperienza.

Una domanda un po’ difficile: la prima cosa che cambieresti del panorama fumettistico italiano.
Provo a rispondere evitando di ricadere nei soliti luoghi comuni del caso. Ad ogni modo, più che voler cambiare qualcosa mi sento di suggerire il modo in cui, a mio parere, dovrebbe essere coltivato il nostro “panorama” per far sì che, appunto, non debba mai essere cambiato: umiltà da parte di autori ed editori, passione per il proprio lavoro, e abilità nel mettersi in gioco e stare al passo con i tempi. Quanto ai lettori, una maggiore apertura e curiosità.

Come hai accolto la notizia della vittoria al MArteLive? Calma inglese o pavoneggiamento sparso?
Un po’ dell’una e un po’ dell’altro, e penso sia giusto così. L’importante è riuscire a dare alla cosa il suo valore foto 7corretto, evitando gli eccessi: il MArteLive è partito senza troppe pretese, ma una volta passate le selezioni si è trasformato in una sfida con me stesso, prima ancora che con gli altri; una valutazione delle mie capacità e di quello che ero in grado di dimostrare (e dimostrarmi). In questo momento la considero una tappa fondamentale, ma in fondo è soltanto un punto di partenza verso quello che farò da qui in avanti, e non un traguardo sul quale crogiolarsi.

Durante la finale ti sei divertito con dei divertenti omaggi a due simpatici “C.M.” dell’arte: Schultz e Coolidge. Dall’avvento del postmoderno a oggi, la citazione sembra essere una componente fondamentale di ogni produzione artistica, soprattutto per quella a fumetti. Credi ci sarà mai un momento in cui la citazione passerà di moda?
No, penso sia impossibile. Purtroppo capita sempre più spesso che essa venga snaturata, e nei casi peggiori chi Finale MARTELIVE Tavola 1cita è a corto di parole, dunque non avendo nulla da dire lascia che siano gli altri a farlo. Eppure la citazione è in verità un pilastro fondamentale della nostra evoluzione comunicativa, una specie di connessione tra il messaggio che è stato e quello che è. Di fatto non è quindi una “moda”, bensì un qualcosa che ci identifica e ci unisce nell’atto di esprimerci, un aiuto reciproco nella trasmissione dei nostri pensieri, di qualunque natura siano. Come potremmo farne a meno?

Parliamo del tuo futuro. In Italia o all’estero?
Per risponderti dovrei andare troppo in là, ed è una cosa che non amo tantissimo fare. Preferisco guardare al presente e prendere coscienza che ho ancora molto da imparare prima di potermi considerare un autore completo e di discreta abilità. Al momento punto ad andare avanti con la Scuola Internazionale di Comics, e a colmare tutte le lacune che sento oggettivamente di avere; nel frattempo valuterò le occasioni che mi si presenteranno strada facendo, sempre con l’intento di raggiungere i miei obiettivi. Perciò ecco, il futuro prossimo sarà sicuramente in Italia, dopodiché un’esperienza estera, se possibile, credo sia necessaria.
Infine non so, una volta fatto tutto potrei pensare anche ad un viaggio interplanetario…

Giampiero Amodeo

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