Parabole fra i Sanpietrini VII

parabole fra i sanpietrini 26 01-26 05 roma

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Pulp Ami

IMG 1666ROMA- Il 17 e 18 maggio è andato in scena Pulp Ami, penultimo appuntamento della rassegna Parabole fra i Sanpietrini al Forte Fanfulla.
Pulp Ami è stato presentato dalla compagnia del Teatro Frorsennato di Roma, la quale ha portato in scena una storia, scritta e diretta da Dario Aggioli, di un personaggio  in cerca di autore, come direbbe Pirandello. E di fatti il pubblico che ha assistito allo spettacolo si è trovato di fronte ad una donna, interpretata da Alessandra della Guardia, la quale non racconta la sua vita, ma intrattiene il pubblico raccontando le sue vicende da personaggio che vive in uno scritto teatrale rimasto incompiuto. Come Il castello di Kafka, come qualsiasi storia in cui l’autore accantona trama e personaggio.
La bravissima Della Guardia si accosta al pubblico per chiedergli di farla sentire ancora viva, chiede di uscire dalla solitudine e dal buio in cui il suo autore l’ha riversata, abbandonando la scrittura. Il titolo Pulp ami sarebbe in realtà palpami, toccami, qualcosa che il personaggio chiede al pubblico, a chi la guarda, a chi ascolta la sua richiesta: lei vuole sentire che è vera, fatta di carne ed ossa proprio come una vera donna.
La donna che recita sul palco vuole uscire dall’incompiutezza, odia il suo autore e vorrebbe trovare nel pubblico il proseguimento della sua storia, vorrebbe uscire dal ruolo di personaggio.

Man mano che lo spettacolo inizia a delinearsi, sembra quasi di trovarsi di fronte a degli esercizi di stile, a metà tra Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e una sperimentazione teatrale moderna, in cui il personaggio cerca il suo pubblico e pretende di averlo dalla sua parte contro l’autore.
Uno spettacolo su ciò che potrebbe essere, su infinite probabilità di trama e storie da attaccare al personaggio di cui il suo autore sembra essersi innamorato e che rimane intrappolato nella rete delle emozioni che lo avvolgono a cui non riesce a dare la compiutezza sperata.
Anche quando il personaggio chiede delle risposte all’autore, lo esorta a prendere iniziative si insinua una certa incomprensione dettata dall’incapacità dell’autore di uscire da questo legame tra creatore e opera.
Prima che le luci si spengano, il personaggio chiede al pubblico per l’ultima volta di darle una storia, un nome, un incipit e una conclusione, prima che si spengono le luci.
Interessante è stata la costruzione del rapporto tra personaggio e autore, audace e molto azzeccata a mio avviso la scelta di portare a teatro una storia che parla proprio di teatro, dei suoi personaggi, dell’amore che unisce l’autore di un testo e le sue creature letterarie, la profusione e l’incanto che sta dietro alla creatività.

Eva Di Tullio

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