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La notte più bella della mia vita

teatralmente
[TEATRALMENTE]

teatralmenteTutti nascondono una colpa. Il processo la celebra. Poi attraverso un rituale catartico ci libera con una condanna. È quanto accade ad Angelo Traps (Gianmarco Tognazzi), il protagonista de Die Panne ovvero La notte più bella della mia vita di Friedrich Dürrenmatt. L’opera in scena al teatro Eliseo di Roma dal 26 gennaio al 14 febbraio è un adattamento di Edoardo Erba di cui firma la regia Armando Pugliese.

Insieme a Tognazzi e Bruno Armando nel cast ci sono: Giovanni Argante, Franz Cantalupo e Lidya Giordano, con la partecipazione straordinaria di Lombardo Fornara.
Tutto ha inizio quando Traps-Tognazzi è costretto ad una sosta obbligata per via della sua auto in panne. Il rappresentante di tessuti trova ospitalità a casa di un vecchio giudice che in compagnia di due amici, un pubblico ministero e un avvocato in pensione gli spiegano, con l’intento di A.Bruno_GM.Tognazzi_L.Fornaracoinvolgerlo, il loro unico passatempo: ricelebrare alcuni importanti processi storici come quello a Socrate, a Gesù e a Federico di Prussia.
Tra una bottiglia di vino e l’altra, Traps si ritrova ubriaco e imputato in un vero e proprio processo. A questo punto il gioco si fa realtà: il protagonista parla, si confessa e la sua vita mediocre rivela inaspettatamente un delitto. Lui: amante della moglie del suo principale che, avvertito anonimamente dell’accaduto dallo stesso Traps, muore a causa di un infarto.
Il delitto di Traps è il frutto di una mente assolutamente innocente e inconsapevole; la sua cattiveria è originaria e, come tale, esente da sensi di colpa, ma quando qualcuno interviene per fargli notare il delitto commesso, il ricordo doloroso riemerge. Traps si trova di fronte alla prova della sua colpevolezza ebbro e felice della sua confessione si auto infligge la condanna a morte che i commensali gli sanzionano per gioco. Per Dürrenmatt, quindi, siamo tutti colpevoli: il racconto ne è soltanto la dimostrazione attraverso il paradosso.

Gabriella Radano

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