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Provare a guardarsi: E. Leofreddi

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[ARTI VISIVE & MUSICA]

Emilio_Leofreddi_Garam_Masala_airlines_tecnica_mista_su_tenda_indiana_cm._200x200_2009-300x2981Le manipolazioni elettroniche di Tonj Acquaviva, leader degli Agricantus, si sono fuse con i fiati di Stradabanda (Scuola di Musica Popolare di Testaccio) che hanno anche accompagnato lo spettacolo del mimo Costantino Pucci.

Questa catena di arti, testimone della possibile interdisciplinarietà degli ambiti artistici ha aperto, il 9 settembre al Vittoriano, la mostra Il respiro del mondo di Emilio Leofreddi, promossa da Nicoletta Maria Gargari e Fabio Falsaperla e curata da Barbara Tosi.

In esposizione 21 tende indiane, dipinte e stampate, un video (di Vito Ceo) e due tappeti risultato di una collaborazione tra l’artista e il Tibetan Children’s Village, un collegio in India che ospita bambini tibetani, orfani o esiliati, a cui viene tramandata la cultura del loro paese occupato.
Il progetto nasce nel 2005, frutto di un anno di viaggio in India di Leofreddi da cui ha riportato tende, tappeti, disegni e un documentario, realizzato in collaborazione con il filmaker Paolo Brunatto.
Ma la mostra non ci parla dell’India, ci vuole far ascoltare il mondo. Della sua esperienza infatti l’artista non vuole riportare informazioni statiche, legate ad un luogo definito, anche se questo ribolle d’immagini e dimensioni che fanno da sfondo al progetto. Leofreddi vuole estrapolare il concetto che ne è alla base, spogliare l’esperienza della materialità del vissuto, per sintetizzare l’idea del viaggio, condizione esistenziale che ora più di prima è protagonista di molteplici declinazioni. Così le tende esposte, che sono case per gli operai indiani e per i loro attrezzi, diventano specchi per la nostra società. Ci ricordano i continenti attraverso le figure di Gandhi, Mandela, Martin Luther King e un aborigeno, stampati su quattro di esse e accompagnati da frasi che hanno reso celebri il loro impegno e il loro pensiero. Ci fanno riflettere sul problema della disuguaglianza, che permea il dispiegarsi delle singole esistenze, decidendo costo e direzione della loro felicità: con 29 euro il benestante è in tutto il mondo, con 10.000 euro, fisici ed emotivi, l’immigrato è prigioniero di un’illusoria speranza, forse senza ritorno. Ma ci fanno anche sorridere, ricordando le potenzialità poetiche del mondo e del pensiero umano: su due tende, due globi fanno volare due utopiche “navi spaziali”, ideate da sognatori nell’800.

Leofreddi fa arte, la decisa estetica che si traduce in forza emotiva ne è testimone, ma la coerenzaTKimg4a5ad9f40bcf51 logica del suo discorso lo potrebbero porre sul piano di un analista sociale. Egli ha fatto del viaggio il suo strumento d’indagine della realtà. Ha individuato nello spostamento di masse acritiche la possibile malattia della nostra epoca, in cui il mondo è stato reso più piccolo dalla facilità della percorrenza, ma viene attraversato calpestando la superficie e trascurando la sua preziosità: il suo respiro. E’ riuscito a trovare in questo la chiave che gli ha permesso di mettere ordine in quell’”infinità priva di senso del divenire del mondo”che per Weber era la storia, trovando la qualità preziosa della sintesi, con cui è riuscito a riprodurre un’atmosfera umana e contemporanea. Le tende, i tappeti creano intimità con quel mondo di cui riusciamo solo a scorgerne parti ma mai la sua totalità. Si ha la sensazione di avere contatto con un globo tanto umanizzato da poterselo vedere d’improvviso comparire sulla porta , così com’è, pieno e colorato, avido di vedersi nelle fotografie che su di lui sono state raccolte. E a pensarci bene effettivamente il Mondo è presente: sotto le mentite spoglie di un gigantesco mappamondo di stoffa, compagno delle altre opere, si cala dall’alto, ma tanto è intento ad osservarci tutti dalla sua posizione privilegiata che sembra quasi non accorgersi che i continenti che contiene si sono riavvicinati e, riuniti da sottili strisce rosse, rifondano una Pangea contemporanea. Infatti Leofreddi sembra voler fare proprio questo: mettere il mondo di fronte al mondo, non incolpandolo delle sue patologie perchè, per rubare le parole di un vecchio che conosco : “Il problema non è il mondo ma sono i mondaroli!”.

Due sono gli indiscutibili pregi di Emilio Leofreddi: un senso estetico personale e innegabile e la comprensibilità del suo lavoro. Il respiro del mondo infatti è una mostra che oltre ad interrogare l’emotività, ha la qualità, difficile a trovarsi, di parlarti e farsi capire. Offre anzi la possibilità di due letture: lascia spazio a chi più cinico, anche giustamente, si lascia interpellare in primo luogo dagli aspetti negativi del nostro mondo ma anche a chi ancora crede che si possa lavorare e agire nel tentativo di una ripresa. Questa duplice interpretazione, che agli occhi di alcuni potrebbe risultare un difetto è il risultato involontario dell’efficace mappatura che Leofreddi ha tracciato del mondo contemporaneo. Di fronte a questo l’artista sembra sospendere il giudizio, non affida al suo discorso un impianto risolutivo ma esorta con “Come up with full inhalation”, frase più volte riportata sulle tende, quasi una colonna sonora, rammentandoci di respirare a pieni polmoni per tentare l’elevazione, perchè se il guaio non è il mondo ma le storture dell’umanità, forse si potrà provvedere a ripararle.

Asia Leofreddi

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