Saverio Caruso

Saverio Caruso

Sabato, 12 Dicembre 2015 17:39

“La musica indie? È filosofia morale”

Si chiamano “Any Other” e il 18 settembre hanno pubblicato il loro primo album, dal titolo “Silently. Quietly. Going Away”. La formazione è composta da tre elementi: due ragazze e un ragazzo. Niente di più semplice dal punto di vista musicale: basso, chitarra e batteria. Però sorprendono, rilassano e regalano un flashback di qualche decennio, quando il grunge invase il mondo e senza volerlo lasciò una traccia violenta nell’adolescenza di una generazione. Non siamo di fronte ad un capolavoro, ma il primo ascolto di questo disco è già una folgorazione, quasi una speranza nell’omologazione generale.

Abbiamo intervistato la frontwoman della Band, 21 anni, studente di filosofia, ex componente delle Lovecats. Si potrebbe ascoltare la voce di Adele Nigro, la cantante, quotidianamente, senza rischiare di annoiarsi; perfettamente cullata dal basso e dalla batteria, nella legittima ruvidità della gioventù. In meno di 3 mesi dall’uscita dell’album hanno già calcato decine di palchi con soddisfacente riscontro di pubblico.

Un consiglio: andate ad un loro concerto.

Domanda canonica, perché Any Other?

Il nome è nato a seguito di una ricerca che abbiamo fatto io ed Erica, cercavamo un nome che ci piacesse sia dal punto di vista grafico che sonoro; e quindi abbiamo scritto una serie di parole che ci piacessero in questi termini. Alla fine abbiamo trovato questa accoppiata che in realtà è anche il riferimento ad un disco che ci piace molto, “Any other City” dei Life Without Buildings. Ci piaceva anche il fatto che nel significato del nome ci fosse anche un senso di indeterminatezza, che non fosse qualcosa di definito al 100%, tutto un po’ ambiguo.

Quali sono le cause che hanno portato alla fine del progetto “Love Cats”?

Fondamentalmente avevamo interessi diversi. Il mio primo obiettivo era quello di suonare, ma non era così per Cecilia, l’altro membro della band.

A settembre avete pubblicato il vostro primo album per Bello Records, “Silently. Quietly. Going away”, se dovessi scegliere il brano più rappresentativo quale sarebbe?

Una sola canzone? Sono indecisa. Ne ho due: “Something” (la traccia di apertura) e “To the Kino again” (l’ultimo brano). In entrambe c’è il desiderio di riscatto verso il mondo esterno.

Io preferisco “Roger Roger, Commander”…

Roger Roger parla della mia storia personale, della mia famiglia; solo che non mi andava di scrivere certe cose in maniera esplicita, per tale motivo, in questo brano, utilizzo molte metafore. È una canzone attraversata dal pensiero “Ok basta, ci sono delle cose dannose che devo sradicare dalla mia vita”.

L’essere donna ha rappresentato una difficoltà a inserirti nel mondo della musica?

Ci sono delle difficoltà, ma non è una difficoltà di inserimento. Non abbiamo riscontrato problematiche di genere. Diciamo che ci sono dei problemi oggettivi a livello di sessismo. Siamo stati fortunati nel trovare un’etichetta come Bello Records, la quale ha creduto in noi. Certo, in alcuni casi le persone si prendono delle libertà dovute al fatto che sono una ragazza: apprezzamenti fisici, frasi moleste oppure una disparità di trattamento ad esempio quando si tratta di fare un sound check. È capitato di arrivare in un posto, io chiesi dove potevo mettere il mio amplificatore per microfonarlo e il fonico non mi ha nemmeno guardato in faccia. Lui è andato da Marco (il bassista della band ndr) a chiedergli cosa dovesse fare con il mio amplificatore, ma parlane con me no?

Tu studi filosofia vero? Se dovessimo accostare la musica indie alla filosofia, con quale movimento filosofico o filosofo la identificheresti?

Mi viene in mente Judith Butler, i suoi studi si concentrano sulle problematiche legate al genere, e alle discriminazioni di tipo sessista. Tali aspetti appassionano molto sia me che Erica (la batterista). Per quanto riguarda una branca della filosofia, potremmo considerare la musica indie come la filosofia morale.

Ma perché avete deciso di pubblicare un album in inglese?

Bè, perché no? Io ho sempre scritto canzoni in inglese e quello che ascolto è per il 99% cantato in inglese, per me viene naturale. Inoltre, nella prospettiva di uscire dall’Italia, farlo in inglese è la cosa migliore.

E quindi, quando farete un disco in italiano?

Non lo faremo mai! Per quello che mi riguarda i testi mi riescono meglio in inglese. Avevo provato a scrivere qualche canzone in italiano ma il risultato è stato veramente pessimo.

È vero che la tua generazione è composta per gran parte da bamboccioni?

Non è assolutamente vero! Ci sono tante persone che si impegnano e cercano di essere indipendenti nel migliore dei modi.

Riguardo quello che è successo a Parigi il 13 novembre 2015. I media, le istituzioni, hanno sviluppato la narrazione partendo dal fatto che tali tragedie, rappresentano un attacco al modo di vivere occidentale. Come se nelle altre parti del mondo, ad esempio in Siria o nel Medio Oriente in generale, alle persone non piaccia andare ad un concerto, al ristorante, ad una partita di calcio. Come consideri tale rappresentazione della realtà?

Credo si debba stare molto attenti nel fare discorsi di questo tipo, perché non fanno altro che allontanarci l’un l’altro. Non bisogna generalizzare e cadere nel razzismo. Quelli che fanno parte di un’altra cultura sono nostri fratelli.

Ti piacerebbe partecipare ad un Talent?

Non mi piacerebbe assolutamente, mi è già stato proposto più volte ed ho sempre rifiutato. Mi fa schifo l’idea di farsi conoscere in quel modo. Mi sembra assurdo che una persona che ha a cuore la musica, sia disposta a mettere in mano se stessa in contesti del genere, senza nessuna libertà artistica.

Come immagini il tuo futuro?

Sogno il mio futuro suonando 7 giorni su 7, ancora a scrivere canzoni, a registrare con Erica e Marco. Spero di farcela insomma.

“Qui nel baratro tutto bene” è il primo album del progetto Bronson composto da Lara Martelli , Pierfrancesco Aliotta e Vieri Baiocchi che si ritrovano dopo anni dall’uscita di Orchidea Porpora, disco sul quale avevano precedentemente suonato assieme. Vieri reduce da un tour con Operaja Criminale e Marina Rei conosce Giorgio Maria Condemi, diventano amici ed è esattamente il musicista che mancava per poter tornare a suonare insieme. Il risultato è puro rock ‘n’roll senza fronzoli con testi che rispecchiano improvvisazione e sensualità. Lara stessa afferma: “Le parole sono arrivate, poi ne ho capito il senso. Mi sono ispirata ai vagabondi del Dharma di Kerouac, ho fatto con la musica quello che di solito faccio quando scrivo poesia: ho chiuso gli occhi e ho improvvisato, ho sondato e sollevato, e credo di aver usato un linguaggio che molti hanno dentro”.

Martedì, 05 Maggio 2015 15:25

Management I Love You (forse)

 

I Management del dolore post-operatorio il 28 aprile scorso hanno pubblicato il loro terzo album, prodotto da Giulio Ragno Favero per La Tempesta Dischi. Il titolo, “I Love you”, prende spunto dall’omonimo film di Marco Ferreri  dove il protagonista, stanco del suo rapporto con le donne, si innamora di un portachiavi con la forma di un volto femminile che al suo fischio risponde dicendogli "I love you!”. Le tracce confezionate dall’ensemble abruzzese sono 11 e diciamo subito che sembra un album di cover autoreferenziale dove la scrittura è al centro dei componimenti, con delle interessanti liriche sul nichilismo di Luca Romagnoli e soci.   Due testi sono di altri autori: “Scrivere un curriculum” è tratto dalla poesia del premio Nobel Wislawa Szymborska, mentre “Il mio giovane e libero amore” è tratto da uno scritto anarchico del 1921.

La band ha dichiarato: ”Questo disco è dedicato a tutti quelli che, quando arriva qualcuno che dice: "fate quello che volete, ma non toccate l'albero con la mela", si dirigono immediatamente verso l'albero con la mela. Questo è l'amore, due ragazzi tutti nudi vengono messi dinanzi alla difficile scelta tra l'immortalità e la conoscenza. Tutti sappiamo che meravigliosa scelta hanno fatto”.

Va benissimo, ma la scelta dei Management non si capisce molto bene quale sia, “l’arte per l’arte” non è semplice anticonformismo, ma creazione in sé.  L’eucaristia profilattica sul sagrato del Primo Maggio, potrebbe stimolare solo coiti interrotti, ma qui, c’è bisogno di sesso e amore per almeno 90 minuti senza Dejà Vu. Bisogna essere sinceri, al primo ascolto le parole contenute in questi brani affascinano, corteggiando le menti e i corpi più indifferenti, bagnando le pareti del cervello, stimolando la voglia di assaporare ancora una volta il liquido prodotto dalla voce del cantante. Ma poi, la voglia svanisce e il disco non rimane.

Alcune frasi sono notevoli:

“Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu”- dal brano “Scrivere un curriculum”, ma è tratto da una poesia di un premio Nobel.

Oppure l’attualità di “Le storie che finiscono male”:

“Il direttore ti ha licenziato 
E tu hai tre figli da mantenere 
Un grido che ti strozza tutte le sere 
Lo sguardo dolce di tua moglie non lo hai retto 
La stessa notte sei volato dal tetto 
Alcuni dicono eri solo un perdente 
Hanno una bocca e parlano il doppio 
Hanno due orecchie e non sentono niente”

Che dire? Le recensioni non servono a nulla, sempre meno persone leggono, ancora di meno quelle che capiscono. Rimane la musica, unica arma invincibile e da cui non puoi nasconderti per veicolare messaggi. In questo caso manca il mezzo.

Saverio Caruso

Lunedì, 20 Aprile 2015 22:16

Il Paese Dimartino

Esce oggi il nuovo lavoro di Antonio Dimartino per Picicca DischiUn paese ci vuole”, arricchito dalle collaborazioni di Francesco Bianconi dei Baustelle, che con Dimartino ha scritto e interpretato Una storia del mare, e di Cristina Donà, che canta in I calendari

Ospiti della serata inaugurale del MArtemagazine, svoltasi il 6 marzo scorso al Planet di Roma, abbiamo intervistato  Massimiliano “Ufo” Schiavelli, bassista della band pisana; il quale ci mette in guardia  - “I talent show? Darwinismo di destra”.

La formazione capitanata da Andrea Appino ha da poco terminato un mini-tour nel corso del quale si sono esibiti in compagnia dei ragazzi di “Lercio”, per promuovere il loro ultimo singolo, “Il Nulla”, pubblicato il 3 febbraio scorso. L’appuntamento è stato anche un arrivederci, una pausa “Zen” dal palco, almeno per quello che riguarda l’esibizione del gruppo al completo “Per oltre un anno non ci rivedremo…”

Mercoledì, 21 Novembre 2007 01:03

Quelli tra arte e realta'

[MUSICA]

L’artista è colui il quale rende il genere umano un qualcosa di ascetico: crea il senso della vita trasformando la semplicità in significato. Un tempo l’arte era fine a se stessa, il motto era: “l’arte per l’arte” e la vita prendeva spunto da essa per ottenere il senso dell’esistenza. La teatralità è ciò che trasforma una normale persona in divo, ponendo al di sopra della massa l’interprete di un’allucinazione. Alcuni diranno ispirazione. Ma visto che viviamo in un mondo immaginario e immaginifico, il ruolo che ricopre l’arte diventa sempre più importante.

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