Sabato, 31 Marzo 2012 08:35

Ma come fai tu, a crearti i lavori ad Arte?

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Anche se uno o una non ha le idee chiare e non sa a che porta bussare, a fargli compagnia c’è l’impressione che ci sia giusto il tempo di sbirciare qualche giornale per la ricerca di lavoro, prima di tornare di corsa a crucciarsi.



Pare che però anche gli americani siano affranti, non ultimo per il motivo che la loro produzione manifatturiera è in regresso scandaloso, dagli anni ’50 ad oggi, a fronte di una Cina che invece si presenta ormai come la nazione con la più alta concentrazione di manifattura. Questi discorsi ci fanno piuttosto venir voglia di confettura, ma quella è un’altra cosa; resistiamo alla tentazione di farci beccare dalla zia con le dita nel vasetto della marmellata consolatoria e proseguiamo a disperarci, coscienziosamente.
Su un numero del New York Times di ottobre scorso si legge anche che uno statunitense su tre di quelli GroundLab-Open Source - Lion Tracking Collarsdisoccupati stia così a secco da oltre un anno (
JCxN7xxxI. Ad una domanda su quanto abbia contato la possibilità di ritrovarsi in un contesto in cui si offriva libertà di sperimentazione, e quanto la crisi economica abbia influito sul loro percorso, lei argomenta: "All' epoca frequentavamo un corso dove il nostro focus era la sperimentazione e si basava più sul processo che non sul prodotto finale. Non ci hanno richiesto di dire quale sarebbe stato il risultato, eravamo liberi di spe-rimentare e fino all'ultimo non avremmo saputo se quell'idea si sarebbe trasformata in qualcosa oppure no. Senza que-sto tipo di contesto non credo saremmo giunti ad un’idea del genere e credo che gli hackerspace e i makerspaces, in questo senso, abbiano un valore incredibile perchè rendono disponibili a molte persone gli strumenti per sperimentare, condividere idee e conoscenza. Quando ci siamo laureati era il 2009, econo-micamente un periodo terribile per cercare lavoro. Credo che se fosse stato un momento più favorevole pro-babilmente avremmo tutti trovato un lavoro fisso e ognuno sarebbe andato per la propria strada. Ma visto che non c'erano molte opzioni, ci siamo fissati sul nostro progetto. In un certo senso è stato meglio che non avessimo avuto opportunità lavorative perchè ci ha obbligato a cercare un valore in quello che avevamo cre-ato."

Poco più in là, sotto uno dei tendoni più grandi della fiera, un'altra start-up si sta facendo strada e, questa volta, nel panorama di prodotti e servizi che facilitano la prototipazione rapida: Tinkercad è la piattaforma online di modellazione 3d per artisti e "maker". Mikko, uno dei fondatori, rivela subito come anche loro fos-sero inizialmente dei "maker", proprio come i frequentatori della Makerfaire. Dopo aver acquistato una delle prime stampanti 3d Makerbot si sono accorti che c'era un vuoto da colmare perchè i software 3d profes-sionali in circolazione erano troppo complessi e non riucivano a produrre file che comunicassero facilmente con le stampanti 3d. "Il mio collega lavorava in Google”, racconta Mikko, “ma dopo il primo figlio ha deciso di rientrare in Finlandia. Io nel frattempo stavo cambiando lavoro e quindi abbiamo deciso di creare questa start-up con un piccolo fondo privato. Stiamo lavorando da due anni per capire chi sono i nostri utenti prin-cipali, quello che vogliono e quali caratteristiche del prodotto dobbiamo supportare per stimolarli a lavorare di più col 3d". Perfetto, penso io: “Sono in gioco da due anni e ancora devono capire chi sono i loro utenti principali. Ma non era al circo che ci si buttava senza la rete? Scherzo, eh? Quasi tutti in Tinkercad (https: //tinkercad.com/home/) hanno fatto esperienza in web services e anche nell'industria del gaming online e da questi ambiti prendono ispirazione per creare un sistema che li renda sostenibili: "La nostra idea si basa da un lato sulle royalties verso i servizi di stampa 3d, dall'altra nell'offrire gratuitamente il software e lo spazio per mantenere i file, lasciando la possibilità a chiunque di scaricarli e di conseguenza far pagare un contributo mensile a chi invece vuole tenere le proprie modellazioni in un'area privata, Bare Conductive - Bare Skinsino ad arrivare all'acquisto di piccoli oggetti virtuali in 3d, un po' come fa la gente in Farmville". Certo, un bel soprammobile in 3D a ben pensarci, a chi non fa gola? Magari un vassoio per la frutta ergonomico con qualità di progettazione di livello architettonico, sì, mi “farebbe comodo”!

È proprio un mix di attività, di esperienze maturate altrove, che si riconfigurano alla luce di alcune necessità e di una generale vocazione al pensiero innovativo, per creare la giusta formula. Dall'individuazione di un bisogno, alla creazione di un prodotto o servizio, alla sua diffusione, vendita e anche modifica, magari grazie al feedback di una community di appassionati un po’ pazzi, sino alla creazione di workshop di base o addirittura avanzati, per chi può permettersi di ingaggiare un adeguato corpo docente. Tutto questo rende possibile la sostenibilità di molti progetti basati anche sull'hardware aperto. Quello che li unisce, e che emerge dalle loro parole, è sì l'entusiasmo per i loro progetti, ma soprattutto l'aver raggiunto il risultato con-creto di mantenersi “hungry & foolish” come raccomandava Steve Jobs, lavorando a tempo pieno a qualcosa che li appassiona veramente. Ma dico “veramente”! E di cui spesso può beneficiarne l'intera comunità di "maker", che magari, visto com’è stano ‘sto mondo, non aspettavano altro!

il7 – Marco Settembre

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