Le parole sono importanti: i festival musicali nella terra a forma di stivale.

Big News! Nell’Anno Domini 2015, in Italia hanno scoperto la parola “Festival”. Purtroppo non si tratta di un grande passo avanti poiché la folgorazione, che ha colpito gli addetti ai lavori italici, riguarda il termine e non il significato che a esso viene attribuito in tutto il resto del sistema solare (e oltre, immagino - NdR). Dunque, la pillola di verità assoluta del giorno affronta una tematica scottante: qual è la traduzione italiana di “Festival”?
Partiamo dall’idioma. Festival si traduce in festival. Questo è banale quanto profondamente fuorviante, dato che lascerebbe intendere che, in Italia, un festival è quella cosa che succede altrove quando pensiamo al Glastonbury (Inghilterra), al Sziget (Ungheria) o al famigerato Boom (Portogallo); invece no.
In Italia quasi tutti i Live club che hanno una programmazione estiva, magari montando un palchetto nel giardino, organizzano questa nuova esperienza sensoriale stupefacente, che consiste in due/tre serate Live (start ore 21:00, stop ore 00:00): i fantastici, e oramai numerosissimi, “Festival musicali nella terra a forma di stivale”. Un nuovo illuminismo in pieno stile social network, dove a cambiare non è la sostanza, ma le parole e al massimo la locandina (ormai rimpiazzata dalla copertina dell’evento Facebook). Sarà mica colpa dei tanti, temerari, organizzatori di concerti in Italia, se manca la cultura del Festival (quello vero) nel paese più mite e soleggiato del mondo? No. Infatti Maneggiare con cura non vuole fare processi alle intenzioni, e tantomeno alle azioni. Questa rubrica vi dice solo la verità: un concerto di Giorgio Canali, che suona i Joy Division al lido balneare per pagarsi le bollette, non è un festival.

Zingiu

Pubblicato in Maneggiare con cura

La cosa che meno ha a che fare con l’arte è la pianificazione, sarà per questo motivo che folti eserciti di musicisti, in balia degli eventi, finiscono spesso per smarrirsi nel sottobosco della musica fatta per hobby. Sia chiaro, il valore artistico di un progetto non si misura dal suo successo. Tuttavia non c’è altro modo di diffondere il frutto della propria creatività, se non rendendola sostenibile (leggi “remunerativa quanto basta da non mollare”). Dunque, se è vero che Maneggiare con cura dovrà indicarvi la strada giusta da percorrere, allora non possiamo fare altro che cominciare dalla prima regola di sopravvivenza: avere un piano. Un comune errore che si commette nella pianificazione di un progetto è fare un elenco di obiettivi e non un elenco di azioni. Ciò vuol dire che è inutile pianificare di “suonare al festival della vita” senza sapere chi dovrà preparare una presentazione, chi dovrà inviarla, chi dovrà chiamare, quando, a chi… Insomma, un piano di lavoro utile contiene tutte quelle azioni che lentamente, una dopo l’altra, faranno in modo che accada qualcosa. Ma non finisce qui, come è noto, i nostri sono tempi imprevedibili, dunque il vero asso nella manica per evitare spiacevoli black-out nella vita di un progetto artistico, è avere sempre un piano B.

- zingiu -

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