Giovedì, 02 Agosto 2012 14:34

La Dorothy Circus Gallery si tinge di verde

[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

Omino Shiba-okIl bar notturno in piazza Camerino a Roma fa il miglior caffè della zona: dopo una serata al Circolo degli Artisti o un giro nel quartiere Pigneto non riesco a resistere alla tentazione di un espresso affogato in un crema zuccherosa e decorato con simpatiche faccine di cioccolato. Una vera delizia da gustare anche seduti sulle panchine della triste piazza Camerino.

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shibaEppure ero stata precisa; avevo indicato il posto: la Dorothy Circus Gallery di Roma e avevo anche fatto un’accurata lista di quello che avrei voluto trovare nella mia calza dei regali. I miei cadeaux dovevano essere zuccherini e mielati come caramelle che si sciolgono in bocca lentamente, nessun morso frettoloso avrebbe dovuto accelerare il piacere di quei doni. E non credo di essere stata eccessiva nelle richieste.

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Giovedì, 31 Marzo 2011 11:02

Eau de Parfum alla Dorothy Circus Gallery

[GRAFFI(A)TI AD ARTE]


Omino_Shiba-okTrasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa”, da Alla ricerca del tempo perduto.

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[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

Omino_Shiba-okC’era una volta un posto speciale, la Dorothy Circus Gallery. Era un luogo magico, con i pavimenti di legno e le pareti di morbido velluto rosso. Per arrivarci potevi anche indossare le scarpette a punta, magari prima facevi una piroetta alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma che era proprio lì vicino, oppure potevi portare, come Cappuccetto Rosso, un paniere ricco di leccornie a chi era meno fortunato di te, visto che lì vicino c’era una casa dei poveri che in questo mondo si chiama CARITAS.

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Martedì, 27 Gennaio 2009 21:58

Border-Love: tra fetish e surreale

[ARTI VISIVE]

Voglio un amore doloroso, lento, che lento sia come una lenta morte, e senza fine, voglio che più forte sia della morte e senza mutamento”.
I versi di Gabriele D’annunzio si schiudono ad un’arte immaginativa, che travalica i confini temporali scanditi dal limite umano, per mettersi in mostra quando all’arrivo della primavera i sensi cercano con ogni impulso di uscire dalle tenebre, per celebrare il giubileo del colore e di un amore nutrito e protetto nel ventre come una creatura in un grembo materno.

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