Venerdì, 11 Maggio 2012 09:45

L. Ligabue, Il rumore dei baci a vuoto

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ilrumoredeibaciavuotoChe rumore fanno i baci dati a vuoto? Rumore di richiamo, di desiderio, di mancanza. Un rumore che sembra quasi voler puntare l’attenzione su qualcosa di strano che cade nel nulla. E il nuovo romanzo di Luciano Ligabue di stranezze ne raccoglie tante.



Una raccolta di storie di vita, di gente più o meno particolare, di situazioni talvolta quotidiane, altre volte surreali da cui può partire una riflessione o magari ci si può distaccare.
Le difficoltà di una coppia vengono fuori alla morte del loro cane e si amplificano talmente tanto quando ne arriva uno nuovo, che il padrone finisce col colpire un suo amico per proteggere il suo cane. Una tranquillità sfacciata che poggia sul filo di una follia celata dalla routine e dalla normalità. Poi c’è la prova di coraggio di Manuel che decide di lasciarsi convincere ad entrare nella casa di quel matto cannibale di cui tutti in paese parlano per poi scoprire che infondo è solo un artista solitario, forse. Si, forse. Perché quel biglietto trovato dentro la statuetta avuta in regalo con su scritto “Ho sempre fame di te” alla fine lo lascia alquanto sconvolto. Le dicerie di paese sono infondate o la fame dell’artista è reale?

Dal coraggio alla lucida freddezza di un chirurgo che riceve una lunga lettera dal figlio di un paziente ormai morto. Lui che opera ma non guarda, che cura i pazienti ma non se ne cura, che è freddo e distaccato si ritrova a leggere pezzi di vita vissuta e attimi di dolore e disperazione. E di certo è facile ritrovarsi in quella penna che scrive veloce e impone delle emozioni a chi spesso ci lascia in balia di noi stessi. Andando avanti un sorriso amaro, amarissimo ci viene regalato da un comico che, all’apice del successo si dedica alla filantropia esibendosi in un carcere minorile. Grande spettacolo, coinvolgimento di tutti, mossa sbagliata. Un gesto automatico che lo fa sprofondare nel peggiore dei luoghi comuni per poi condurlo ad uno stato di scura malinconia. Da qui si procede verso l’incubo della vacanza a scatola chiusa, due coppie che per la prima volta partono insieme e si maledicono per averlo fatto e si arriva alla follia più vera. Un uomo che da anni ripete gli stessi riti e la stessa scena in un autogrill per il solo piacere di umiliare chi lavora lì, diventa inquietante e a tratti sconvolgente e ci porta a pensare che se in giro di gente come lui ce n’è, allora bisogna davvero fare attenzione. In centro, il rumore dei baci a vuoto. Un padre e un figlio e un incidente a causa di un gatto che compare improvvisamente in mezzo alla strada e quei baci a vuoto che diventano presagio di un amore pronto a finire e di una solitudine e un distacco che si nutrono delle bugie e delle cose taciute.

E continuando a girare le pagine tra immedesimazione e distacco, saltano fuori il problema della crisi, che mette in discussione anche la più forte e duratura delle amicizie, e quello dei rapporti deboli costruiti su una relazione che non è amore che si nutre di una fisicità che è solo sesso e di una complicità idealizzata che si sgretola e crolla alla prima difficoltà e infine quello della mancanza di fiducia che finisce per dividere una coppia sposata ormai da quasi cinquant’anni salvo poi svelarci che era solo un gioco volto a ravvivare il matrimonio. Follia. La lettura si chiude con la storia di un chirurgo di bell’aspetto che si blocca davanti ad un semaforo sperando di capire cosa fare della sua vita e cercando di far scattare il verde dentro la sua testa per ritrovare un ordine e una motivazione che non sembrano esistere dietro il suo aspetto da perfetto professionista e con quella di un uomo talmente legato alla sua casa paterna da farne il rifugio perfetto da tutti i problemi della sua vita.
Piccoli e piacevoli racconti, a volte profondi altre surreali, all’interno di un libro di facile lettura che però rimane ben lontano dall’originalità e dall’audacia di La neve se ne frega. Quella è davvero un’altra storia.

Luciano Ligabue, Il rumore dei baci a vuoto, Einaudi, pp.167, € 15

Caterina Altamore

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