Lunedì, 18 Maggio 2015 19:39

Corso Involontario per l'uso di evidenti debolezze

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Ma è davvero così spaventosa la morte? Nel “Corso involontario per l'uso di evidenti debolezze”, scritto da Lorenzo Gioielli, regia di Virginia Franchi, per la seconda produzione firmata LISA in scena al Brancaccino dal 14 al 23 maggio, forse si cerca di rispondere a questa domanda.

 

Un anchorman e la sua assistente salutano il pubblico con una sentenza definitiva ed inequivocabile: “Secondo una statistica dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno l'un per cento degli occidentali muore. Perciò guardatevi intorno, uno di voi entro 365 giorni morirà, e noi stasera vi diremo il suo nome. Applausi!”.

L'amara commedia, che tanto somiglia alla vita, è cominciata. L'applauso c'è stato, e in molti hanno riso, ma una leggera tensione comincia ad aleggiare nell'aria. Hanno detto la verità, ed è altrettanto vero lo straniamento degli “esemplari di essere umano” che prendono la parola sul palco. C'è chi si aggrappa a una presunta condizione di eccezionalità artistica, chi si annienta nel bisogno dell'altro, chi trova conforto nella pazzia e chi crede di avere la capacità di manipolare gli altri. Ma c'è un elemento che appiana ogni differenza, rendendoci tutti ugualmente deboli. La paura. Una sensazione di costante inadeguatezza che condiziona il nostro esistere, o meglio il nostro non esistere. Perché la paura non è figlia della morte, ma del non vivere.

La Morte, che ha il volto gentile di una donna, siede tra di noi, è sempre stata tra noi, ma non per spaventarci. Il suo compito, per molti difficile da comprendere, è di renderci consapevoli della nostra stessa esistenza conservandone il ricordo, unico elemento capace di riempire e dilatare il tempo. Unica essenza di immortalità. Ma se la Morte non fa paura, allora che cosa ci spaventa così tanto? È la nostra debolezza, il nostro non vivere, la nostra incapacità di dare sostanza al frammento di tempo che intercorre tra l'inizio e la fine. Il “Corso involontario per l'uso di evidenti debolezze” ci insegna proprio questo: la Morte non può essere ingannata, ma il Tempo, in un certo senso sì. “Applausi!”.

www.teatrobrancaccio.it

Valentina Mallamaci

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