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Martedì, 05 Maggio 2015 15:25

Management I Love You (forse)

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I Management del dolore post-operatorio il 28 aprile scorso hanno pubblicato il loro terzo album, prodotto da Giulio Ragno Favero per La Tempesta Dischi. Il titolo, “I Love you”, prende spunto dall’omonimo film di Marco Ferreri  dove il protagonista, stanco del suo rapporto con le donne, si innamora di un portachiavi con la forma di un volto femminile che al suo fischio risponde dicendogli "I love you!”. Le tracce confezionate dall’ensemble abruzzese sono 11 e diciamo subito che sembra un album di cover autoreferenziale dove la scrittura è al centro dei componimenti, con delle interessanti liriche sul nichilismo di Luca Romagnoli e soci.   Due testi sono di altri autori: “Scrivere un curriculum” è tratto dalla poesia del premio Nobel Wislawa Szymborska, mentre “Il mio giovane e libero amore” è tratto da uno scritto anarchico del 1921.

La band ha dichiarato: ”Questo disco è dedicato a tutti quelli che, quando arriva qualcuno che dice: "fate quello che volete, ma non toccate l'albero con la mela", si dirigono immediatamente verso l'albero con la mela. Questo è l'amore, due ragazzi tutti nudi vengono messi dinanzi alla difficile scelta tra l'immortalità e la conoscenza. Tutti sappiamo che meravigliosa scelta hanno fatto”.

Va benissimo, ma la scelta dei Management non si capisce molto bene quale sia, “l’arte per l’arte” non è semplice anticonformismo, ma creazione in sé.  L’eucaristia profilattica sul sagrato del Primo Maggio, potrebbe stimolare solo coiti interrotti, ma qui, c’è bisogno di sesso e amore per almeno 90 minuti senza Dejà Vu. Bisogna essere sinceri, al primo ascolto le parole contenute in questi brani affascinano, corteggiando le menti e i corpi più indifferenti, bagnando le pareti del cervello, stimolando la voglia di assaporare ancora una volta il liquido prodotto dalla voce del cantante. Ma poi, la voglia svanisce e il disco non rimane.

Alcune frasi sono notevoli:

“Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu”- dal brano “Scrivere un curriculum”, ma è tratto da una poesia di un premio Nobel.

Oppure l’attualità di “Le storie che finiscono male”:

“Il direttore ti ha licenziato 
E tu hai tre figli da mantenere 
Un grido che ti strozza tutte le sere 
Lo sguardo dolce di tua moglie non lo hai retto 
La stessa notte sei volato dal tetto 
Alcuni dicono eri solo un perdente 
Hanno una bocca e parlano il doppio 
Hanno due orecchie e non sentono niente”

Che dire? Le recensioni non servono a nulla, sempre meno persone leggono, ancora di meno quelle che capiscono. Rimane la musica, unica arma invincibile e da cui non puoi nasconderti per veicolare messaggi. In questo caso manca il mezzo.

Saverio Caruso

Lunedì, 04 Maggio 2015 20:37

Gran Torino: Albero e Terra

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La voce calda e potente di Daniele Berni e il ritmo incalzante delle chitarre di Marco Paradisi sono i primi ingredienti della musica dei Gran Torino che colpiscono, tanto da dover scomodare band come Soundgarden o Alter Bridge per dare un’idea del paragone.

Giovedì, 02 Agosto 2012 14:22

'O Rom_ Vacanze Romanes

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VacanzeRomanes CoverCommistioni. Percorsi. In teoria questi due elementi li si possono ricavare e dedurre da tutto ciò che accade ogni volta che metti insieme due o più musicisti a suonare.

Giovedì, 02 Agosto 2012 14:19

Arabeski Rock_ Il Viaggio

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Arabeski Rock - Il ViaggioVorrà pur dire qualcosa se resiste imperterrito ai decenni. Se se ne infischia delle trombonerie stilistiche, delle più improbabili “ultime grida” di tanta novità che non avremmo alcun bisogno di ostentare, se ci fidassimo almeno un po'. Se sembra non curarsi del suo tempo, o se per affacciarvisi sceglie le vie magnifiche ancorché tortuose dell'evocazione.
Giovedì, 02 Agosto 2012 14:17

The Bidons_ Granmakiller!!!

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the-bidons-granma-killer-L-WiinyIE’ quel candido fascino. E’ quello che ci spinge sempre a guardare estasiati a 50 anni fa come l’origine di tutto. Ci saranno quelli che ci si rivolgono in religiosa contemplazione, mettono nei loro dischi richiami impercettibili ad orecchio umano, lo ostentano e se glielo dici sprofonderanno in un misto di onore/riluttanza per i mostri sacri, e ci sono gli audaci/impertinenti che vogliono scavalcarli e mostrare quanto quell’influenza li ha resi grandi.
Giovedì, 02 Agosto 2012 14:07

Mombu_ Mombu

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MombuPer essere un musicista bisogna essere dotati della conoscenza scientifico-razionale e di una buona dose d’istinto che io uso chiamare sensibilità primordiale”. Prendo in prestito l’introduzione ad un laboratorio musicale tenuto dai due musicisti in questione, ben conosciuti nel giro jazzcore romano (e non solo), per introdurre il loro disco. Perché loro quasi in incognito, dietro la maschera terrificante di Mombu, con solo sax e batteria riescono prendere a testate parte razionale e emozionale.
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