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Venerdì, 05 Giugno 2015 11:49

CENNI DI PRIMAVERA ALLO SPRING ATTITUDE 2015

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Lo spring attitude è stato quello che voleva essere, una rassegna di musica di tendenza in Italia, che spesso vuol dire musica che è stata di tendenza qualche anno prima in altri paesi europei. La tendenza è la sensazione di base, quando si osserva il baraccone di un evento come questo. È interessante notare quanto trasversale riesca a essere la proposta artistica, riuscendo a far diventare popolare, per qualche notte, una serie molto lunga di nomi perlopiù sconosciuti, fino a pochi giorni prima, alle migliaia di paganti. D’altra parte il pubblico ha affollato le location dello Spring Attitude per i motivi più svariati, uno su tutti: il dancefloor. Allora cominciamo col dire che questa edizione è stata un evento di successo, dal punto di vista delle presenze. Le persone non si sono fatte pregare e, per quanto il biglietto non fosse economico, seppure giustificato da un cast a cinque stelle (parlo degli alberghi), hanno permesso all’intera kermesse di essere sostenibile.

Tra le performance che ho deciso di citare c’è quella Romare, un producer che crea una pasta sonora fatta di suoni vintage e melodie soul, missate alle frequenze estreme dell’electro, senza perdere di vista il beat. Meno interessante dal punto di vista sonoro, ma certamente molto capace di suscitare attenzione, Shigeto, che compone le sue tracce intrecciando loop ritmici mandati in base ad altrettante figure suonate con una batteria acustica. Anche gli italiani hanno avuto il loro posto, anche se confinato un po’ troppo all’atrio o alla saletta di turno. Populous è un produttore leccese in forte ascesa nello stivale, infatti incarna bene l’approccio italico a una certa musica elettronica suonata: va bene la freddezza del sistema binario, ma non vogliamo rinunciare al melodramma, ai campi lunghi, i crescendo, l’emozione. Va bene sottovuoto, liofilizzato, ma vogliamo un racconto, anche se fatto di suoni. Simile sensazione la si prova di fronte agli Omosumo, trio siciliano con approccio rock e velleità elettroniche, in senso stretto, che però, di tanto in tanto, fatica a trovare una vera e propria sintesi delle diverse anime che lo compongono.

Per concludere: cassa dritta come se non ci fosse un domani. Lo sdoganamento della pista da ballo, poiché animata con stile. Basti pensare ai ledwall che a tratti proiettavano immagini degne di un oscar al film d’animazione. In una parola: Siriusmodeselektor, inedita accoppiata di diversi progetti a sé stanti, Siriusmo e Modeselektor, e il dj set di Apparat a seguire. Molti altri hanno calcato i palchi dello spring attitude 2015, come molti erano gli spettatori di quello che sì è consolidato come uno dei festival più riusciti della primavera romana.

Zingiu

Ma è davvero così spaventosa la morte? Nel “Corso involontario per l'uso di evidenti debolezze”, scritto da Lorenzo Gioielli, regia di Virginia Franchi, per la seconda produzione firmata LISA in scena al Brancaccino dal 14 al 23 maggio, forse si cerca di rispondere a questa domanda.

Martedì, 05 Maggio 2015 15:25

Management I Love You (forse)

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I Management del dolore post-operatorio il 28 aprile scorso hanno pubblicato il loro terzo album, prodotto da Giulio Ragno Favero per La Tempesta Dischi. Il titolo, “I Love you”, prende spunto dall’omonimo film di Marco Ferreri  dove il protagonista, stanco del suo rapporto con le donne, si innamora di un portachiavi con la forma di un volto femminile che al suo fischio risponde dicendogli "I love you!”. Le tracce confezionate dall’ensemble abruzzese sono 11 e diciamo subito che sembra un album di cover autoreferenziale dove la scrittura è al centro dei componimenti, con delle interessanti liriche sul nichilismo di Luca Romagnoli e soci.   Due testi sono di altri autori: “Scrivere un curriculum” è tratto dalla poesia del premio Nobel Wislawa Szymborska, mentre “Il mio giovane e libero amore” è tratto da uno scritto anarchico del 1921.

La band ha dichiarato: ”Questo disco è dedicato a tutti quelli che, quando arriva qualcuno che dice: "fate quello che volete, ma non toccate l'albero con la mela", si dirigono immediatamente verso l'albero con la mela. Questo è l'amore, due ragazzi tutti nudi vengono messi dinanzi alla difficile scelta tra l'immortalità e la conoscenza. Tutti sappiamo che meravigliosa scelta hanno fatto”.

Va benissimo, ma la scelta dei Management non si capisce molto bene quale sia, “l’arte per l’arte” non è semplice anticonformismo, ma creazione in sé.  L’eucaristia profilattica sul sagrato del Primo Maggio, potrebbe stimolare solo coiti interrotti, ma qui, c’è bisogno di sesso e amore per almeno 90 minuti senza Dejà Vu. Bisogna essere sinceri, al primo ascolto le parole contenute in questi brani affascinano, corteggiando le menti e i corpi più indifferenti, bagnando le pareti del cervello, stimolando la voglia di assaporare ancora una volta il liquido prodotto dalla voce del cantante. Ma poi, la voglia svanisce e il disco non rimane.

Alcune frasi sono notevoli:

“Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu”- dal brano “Scrivere un curriculum”, ma è tratto da una poesia di un premio Nobel.

Oppure l’attualità di “Le storie che finiscono male”:

“Il direttore ti ha licenziato 
E tu hai tre figli da mantenere 
Un grido che ti strozza tutte le sere 
Lo sguardo dolce di tua moglie non lo hai retto 
La stessa notte sei volato dal tetto 
Alcuni dicono eri solo un perdente 
Hanno una bocca e parlano il doppio 
Hanno due orecchie e non sentono niente”

Che dire? Le recensioni non servono a nulla, sempre meno persone leggono, ancora di meno quelle che capiscono. Rimane la musica, unica arma invincibile e da cui non puoi nasconderti per veicolare messaggi. In questo caso manca il mezzo.

Saverio Caruso

Lunedì, 04 Maggio 2015 20:37

Gran Torino: Albero e Terra

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La voce calda e potente di Daniele Berni e il ritmo incalzante delle chitarre di Marco Paradisi sono i primi ingredienti della musica dei Gran Torino che colpiscono, tanto da dover scomodare band come Soundgarden o Alter Bridge per dare un’idea del paragone.

Sono anche le date a fare i viaggi, ma sono numeri che intrappolano, soprattutto quando si parla di viaggi lunghi che raccontano la loro storia sulla complessa natura umana, dove non esistono distinzioni etniche o geografiche... ecco perchè parlare ancora di Cuore di Tenebra, per non intrappolare, ma vedere al di là dei confini seguendo il viaggio fuori dall'Italia e anticipando il Conrad Festival di Cracovia ad ottobre (la Redazione).

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